Seconda parte: La formazione e l'opera.
1. Il discepolo del Buddha
"Un uomo entrato in possesso di un gioiello di puro oro fino può pensare "Questo gioiello è sì di puro oro fino, ma se lo porto dall'orefice, potrebbe diventare ancora più puro e più fino". Lo stesso avviene nel mio caso: "Queste qualità [profondo rispetto del monaco] sono sì pure e fini e tuttavia se ne parlassi con il Sublime, esse potrebbero diventare ancora più pure e più fini"". È questa l'immagine con cui Sariputra descrive il suo atteggiamento di discepolo nei confronti del Maestro, verso il quale conserva sempre un vivo sentimento di venerazione e di fiducia. Riguardo alla condotta pratica nell'Ordine, Sariputra segue in genere il consiglio del Sublime. Ma a proposito della dottrina, egli il più delle volte pone al Buddha delle domande, contribuendo così a chiarire diversi punti controversi. Il Buddha apprezza la schietta umiltà del suo principale discepolo, pur sapendo che, riguardo alla profondità della dottrina, egli è in tutto simile al suo Maestro. Gli dimostra una particolare fiducia e gli svela apertamente conoscenze fino ad allora nascoste: "Questa spiegazione, Sariputra, non l'ho ancora comunicata ai monaci e alle monache, ai discepoli laici e alle discepole laiche. E perché non l'ho fatto? Perché, dopo aver sentito questa spiegazione, non soccombano all'indolenza. Solo in risposta alla tua domanda, Sariputra, ti ho dato questa spiegazione". L'acquisizione profonda, interiore, di una conoscenza penetrante e di una saggezza del cuore in ascolto sono le qualità che devono contraddistinguere la vita del monaco. Non è attraverso uno sforzo intenso, quasi sovrumano, che si giunge alla conoscenza liberatrice. Tutte le forme di preparazione e di ascetismo sono solo e sempre dei mezzi. La piena liberazione resta, infatti, sempre un dono. Lo scopo cui devono tendere tutti gli sforzi ascetici è perciò quello di assicurare una sempre maggiore apertura per il sorgere dell'"occhio della saggezza". Il risveglio alla santità presuppone certamente la disposizione umana dell'amore incondizionato, dello sforzo spirituale, ma non lo si può considerare come la conseguenza necessaria dell'impegno religioso. Tuttavia, Sariputra non riceve solo lodi, ma anche critiche da parte del Buddha. Questa segnalazione del lato umano del santo è, senza dubbio, un elemento che depone a favore della storicità della tradizione canonica. In un caso, l'insoddisfazione del Buddha nei riguardi di Sariputra procede certamente da semplice stanchezza fisica. Seccato per il baccano dei monaci che vengono a chiedere di poter diventare suoi discepoli, il Buddha li respinge, ma poi si rappacifica con loro e li accoglie nuovamente. Rimprovera a Sariputra di non aver preso sul serio la sua responsabilità nei riguardi della comunità: "Che cosa pensasti, quando rimandai la comunità, o Bhikkhu? "Pensai, rispose Sariputra il Sublime vuole godersi la sua pace e anch'io voglio godermi la mia''. "Ah, Sariputra disse il Sublime non permettere più che entri in te un tale pensiero" (Catumasutta). Una critica a Sariputra in realtà, indirettamente una lode si trova nell'importante testo che racconta la fine della vita del Buddha (Mahaparinirvanasutra). Sariputra, entusiasta, professa la sua piena fiducia nel Maestro, affermando che nessuno ha mai posseduto, e mai possederà, una saggezza maggiore della sua. Il Buddha lo rimprovera, chiedendogli come possa permettersi una così rischiosa affermazione. Forse che conosce tutti i Risvegliati di tutte le innumerevoli epoche passate e future con le loro più profonde doti spirituali? Forse che ha penetrato pienamente anche solo lo spirito del suo Maestro? Sariputra deve ammettere di essere stato precipitoso nel suo giudizio e tuttavia chiama in causa il meraviglioso cammino spirituale che tutti i Risvegliati devono percorrere e afferma che, in questo "albero genealogico della fede" universalmente valido, Gotama Sakyamuni è l'incontestato rappresentante del tempo presente. Con una parabola ben scelta e un riassunto teorico del cammino di liberazione, Sariputra offre importanti elementi per chiarire la posizione del Maestro all'interno di una buddhologia in svolgimento. Alla sua sovrana professione di fede viene dato dal Buddha il glorioso titolo di "fede giustificatrice" (Sampasadanya sutta). Ma al di sopra di tutto si situa la comune responsabilità per la comunità, specialmente nel campo della proclamazione della Dottrina. Sariputra deve spingere il Maestro, esitante a causa dell'incomprensione degli uomini, a continuare a proclamare il suo insegnamento: "Sariputra sia che spieghi la dottrina per sommi capi, sia che la spieghi diffusamente, è sempre difficile trovare chi la capisca". "Ora è il momento, Sublime, ora è il momento che il Sublime spieghi... la dottrina! Qualcuno che la capisca si finirà certamente per trovarlo! " (Anguttara Nikaya). E il discepolo sostiene con tutte le sue forze il Maestro in questo difficile compito di consolidare la comunità con l'annuncio ispirato e il tirocinio nella vita ben regolata dell'Ordine.
2. L'amico
Se per il Buddha Sariputra è il "figlio", per i suoi confratelli dell'Ordine egli è anzitutto l'"amico". L'amicizia fraterna con Moggallana deve essere stata molto forte se di essa si parla già nei racconti del periodo anteriore alla loro nascita sulla terra. Ancora bambini, sono già circondati da una nutrita schiera di amici, che poi li segue spontaneamente nella loro vita monastica. Del periodo della giovinezza a Nalaka, oltre ai nomi dei fratelli e delle sorelle, vengono tramandati anche i nomi di due amici, che pure diventeranno monaci: MahaGavaccha e Sunaga. Nel loro cammino spirituale, Sariputra e Moggallana si sostengono vicendevolmente con le loro esperienze e condividono per tutta la vita la responsabilità di affiancare il Buddha alla testa dell'Ordine: "O monaci, possa il monaco fiducioso nutrire un simile giusto desiderio: "Possa io essere come Sariputra e Moggallana! Sariputra e Moggallana, infatti, sono la misura e la norma per i miei monaci" (Anguttara Nikaya). E tuttavia i due amici conservano le loro particolarità. Mentre a Moggallana viene riconosciuta, già negli antichi testi, la capacità di poter disporre di forze magiche, Sariputra viene presentato come il maestro della saggezza, una saggezza che è frutto di meditazione di un più che approfondito studio della dottrina, e libertà di poter restare continuamente in essa. Riflettendo sulla sua esperienza, Sariputra presenta la saggezza come settuplice esercizio: permanenza nella coscienza, comprensione della dottrina, energia, gioia spirituale, pace, concentrazione, impassibilità. "Al mattino, a mezzogiorno e a sera egli [il monaco] deve raggiungere i livelli della meditazione che desidera raggiungere; come un re o un primo ministro, il quale dalla cassapanca piena di vestiti multicolori sceglie, al mattino, a mezzogiorno e a sera, il vestito che desidera indossare" (Majjhima Nikaya). Espressione visibile del profondo raccoglimento dello spirito è l'irraggiamento di una grande gioia, che si riversa su coloro che stanno attorno. Si racconta che Subhuta entra nell'Ordine proprio a causa dell'impressione gioiosa e calma che Sariputra fa su di lui. Anche Ananda nota lo splendore che rifulge sul volto del suo confratello. Lo stesso Buddha loda Sariputra per la gioia spirituale che irradia immediatamente dopo la meditazione: "Il tuo aspetto è molto luminoso, Sariputra, il tuo irraggiamento molto puro e splendente. In quale pienezza di meditazione ti trovi?" (Anguttara Nikaya). L'amicizia umana di Sariputra, matura e responsabile, appare nella sua umile attenzione per il bene degli altri e nella sua continua disponibilità a prestare aiuto. Egli è disponibile, in particolare, verso gli ammalati, ai quali, preoccupato della loro salvezza integrale, offre al tempo stesso le cure materiali e il dono della dottrina che salva. Supponiamo, fratelli, che un uomo infermo, sofferente, gravemente malato si trascini su una lunga strada; che il villaggio da cui proviene e quello a cui è diretto si trovino a grande distanza; che egli non abbia né cibo né medicine e che non trovi nessuno per prendersi cura di lui e indicargli la strada. Ora supponiamo che un uomo passi per quella stessa strada, lo veda, provi compassione, amore e benevolenza per lui e pensi: "Voglia il cielo che quest'uomo trovi cibo emedicine, chi si prenda cura di lui e gli indichi la strada, in modo che non perisca!"". Sariputra mette in pratica l'insegnamento che ha dispensato nella sua predica sull'amore operoso e sulla cura spirituale del prossimo restando accanto ad Anathapindika nell'ora della morte, e offrendogli consolazione spirituale. In un altro passo, si racconta come la visita di Sariputra al letto del malato allevi le insopportabili sofferenze di questo discepolo laico. Pur essendo un importante predicatore e pur avendo la capacità di far penetrare la dottrina del Maestro fin nelle profondità del cuore, Sariputra è dotato anche di una grande umanità. Non si consacra solo alle grandi cause, trascurando quelle ritenute abitualmente di minore importanza. Tiene conto della disposizione in cui si trovano le persone e, ai suoi occhi, anche il più piccolo progresso è un passo importante sulla strada della liberazione. Le sue grandi doti di incoraggiamento, lode, scoperta delle virtù nascoste si radicano in una simpatia vitale, che trova la sua sorgente nella fraternità vissuta con i suoi confratelli nel cammino spirituale delle Quattro Nobili Verità: "Ecco che uno, egli stesso soggetto all'invecchiamento, considera la condizione miserabile dell'invecchiamento e si pone alla ricerca della suprema pace che mai invecchia. Egli stesso soggetto alla malattia, considera la condizione miserabile della malattia e si pone alla ricerca della suprema pace che mai si ammala. Egli stesso soggetto alla morte, considera la condizione miserabile della morte e si pone alla ricerca della suprema pace che non muore mai. Egli stesso soggetto all'impurità, considera la condizione miserabile dell'impurità e si pone alla ricerca della suprema pace sempre candida e immacolata, il Nibbana" (Anguttara Nikaya).
3. ll primo dei discepoli
Una lista dei discepoli più significativi colloca Sariputra al primo posto fra i "colossi della saggezza" e spesso il Maestro lo loda, ponendolo al di sopra di tutti gli altri discepoli: "Non conosco nessun altro uomo, o monaci, che tenga così eccellentemente in movimento l'incomparabile ruota della dottrina, avviata dall'Illuminato, come Sariputra" (Anguttara Nikaya). Il Buddha lo esalta come una personalità assolutamente unica, come colui al quale è affidata tutta la responsabilità della trasmissione e diffusione della Dottrina: "Egli è il vero figlio del Signore, nato dalla sua bocca, nato dal Dhamma, formato dal Dhamma, erede del Dhamma, non erede di cose materiali. Sariputra, o monaci, è incaricato di continuare a far girare l'incomparabile ruota della dottrina, ruota avviata dal Tathagata" (Anupadasutta). Ma anche gli antichi testi considerano Sariputra come l'incontestato luogotenente del Buddha. Non si tratta tanto di una i successione temporale, quanto della sua condivisione della responsabilità comune, collegiale", nella direzione dell'Ordine. Assieme a Moggallana, egli porta il titolo onorifico di "generale della dottrina". Nella predicazione, gode degli stessi identici poteri del Maestro. Unica differenza essenziale e permanente è che Sariputra si considera sempre discepolo, sottolineando così di non aver trovato da solo il sentiero della liberazione ma di averlo ricevuto dal Maestro, l'"esploratore", come un annuncio di salvezza. Quanto al livello raggiunto sulla via della totale liberazione, non esiste praticamente alcuna differenza fra il Buddha e Sariputra, per cui quest'ultimo riceve l'incarico dell'annuncio della salvezza conferitogli dal Buddha in definitiva dalla natura dinamica dello stesso Dhamma. Il conferimento della potestà della predicazione al discepolo è anche espressione dell'umiltà del Maestro, che non considera la verità come sua proprietà esclusiva ("della verità sommo signore"), ma che si serve delle molteplici doti del suo discepolo per guidare alla conoscenza il maggior numero possibile di uomini. Il Buddha difende l'autorità di Sariputra contro i suoi detrattori. Senza dubbio per gelosia, alcuni monaci accusano Sariputra e Moggallana di desideri malvagi, cattive intenzioni e comportamenti arroganti. Questi racconti assumono spesso la forma di esempi con cui si intende insegnare ai monaci che le loro basse insinuazioni finiscono per ricadere su loro stessi. Particolarmente impressionante è la storia di Kokalika, un monaco cocciuto che rifiuta di convertirsi e che va così incontro alla morte: "Ma egli giacque lì sulle foglie di banano come un pesce che ha ingoiato del veleno". Che Sariputra occupi il primo posto fra i discepoli è attestato anche dal fatto che scende in campo, con l'autorità del Maestro, contro i critici dell'Ordine. Insieme a Moggallana, riprende i monaci di Assaji, che hanno arbitrariamente addomesticato diversi punti della regola dell'Ordine. Ma la sua missione più difficile è quando Devadatta cerca di dividere l'Ordine, opponendosi apertamente al Buddha. Per incarico del Maestro e di tutta la comunità dei monaci, Sariputra avverte gli uomini di Rajagha di non prestar fede alle parole di Devadatta e gli commina la scomunica. Alla fine, quando ormai Devadatta con cinquecento monaci ha consumato lo scisma, Sariputra deve dar prova di tutta la sua abilità di maestro del Dhamma. Con un'accurata spiegazione dei principi essenziali della dottrina buddhista, in tutto simile a quella che ha ricevuto lui stesso in occasione della sua conversione, riesce a ricondurre i monaci scismatici alla conversione e alla confessione della loro colpa. La positiva conclusione della vicenda non è il frutto di abili negoziati diplomatici, quanto piuttosto, come sottolinea alla fine lo stesso Buddha, delle qualità intuitive della saggezza. Il segreto di un annuncio riuscito sta nell'unione vissuta di otto qualità. Il missionario deve essere: uno che ascolta il messaggio e che prepara gli altri all'ascolto; uno che impara e insegna al tempo stesso; uno che possiede la conoscenza e può spiegarla; uno in grado di riconoscere concordanze e discordanze; soprattutto, uno che ha la capacità di comunicare senza sollevare contese. Un vero annunciatore del messaggio deve saper assumere i rischi di un dialogo franco e aperto, presentando la sua posizione a partire dal nocciolo di verità che esiste negli argomenti dell'avversario.
4. ll maestro della dottrina
"Recatomi un giorno in città, trovai il caraio Samiti intento a fare una ruota e, accanto a lui, il monaco Panduputta, egli stesso un tempo carraio il quale pensava: "Speriamo che Samiti si accorga di quell'avvallamento, di quella curvatura, di quel difetto nella sua ruota e li tolga con la pialla, in modo che essa risulti perfettamente levigata e senza difetti". Mentre egli così pensava, Samiti tolse con la pialla l'avvallamento la curvatura e il difetto. Allora Panduputta visibilmente sollevato, esclamò: "Con quelle piallate, mi ha tolto via qualcosa che avevo sul cuore". Allo stesso modo anche tu, caro fratello, con la tua spiegazione della dottrina hai piallato via tutti coloro che sono diventati Bhikkhu non per convinzione, ma solo perché qualcuno si curasse di loro, gli ipocriti, i chiacchieroni, gli smodati, gli stupidi. Ma per i Bhikkhu onesti e impegnati, la tua spiegazione della dottrina è cibo e bevanda per la mente e per il cuore. Hai messo saggiamente in guardia i confratelli da tutto ciò che è menzognero e li hai confermati nella verità che salva" (Majjhima Nikaya). Con questa parabola, Moggallana esprime la sua lode dell'amico, che nella storia del buddhismo antico è il patrono dei banditori della dottrina. La sua capacità di parlare da cuore a cuore è indubbiamente molto apprezzata dalla comunità. Il suo metodo appare chiaramente il giorno in cui il Buddha lo invita a spiegare un verso del Sutta Nipata. Si sarebbero potute offrire subito diverse spiegazioni e tuttavia Sariputra tace e continua a farlo anche quando il Buddha lo prega per la seconda volta. Solo in seguito a un ordine espresso del Maestro, egli inizia la sua spiegazione. Gli antichi commentatori non ascrivono questo temporeggiamento a una mancanza di conoscenza da parte di Sariputra, quanto piuttosto alla sua preoccupazione di comprendere bene l'intenzione del Buddha, "il modo in cui egli vorrebbe insegnare attraverso di me". Dalla stessa intenzione procede la forma che Sariputra dà spesso al suo insegnamento: quella di un gioco socratico di domande e risposte. Gli sembra il metodo migliore per far progredire spiritualmente gli interlocutori, aiutandoli al tempo stesso a scoprire da se stessi la risposta che cercano. Il metodo non ha naturalmente nulla a che vedere con una autocompiaciuta discussione filosofica e mira unicamente all'appropriazione personale della salvezza. Il vero insegnamento è comunicazione di salvezza, nella misura in cui affronta un problema esistenziale dell'ascoltatore e può da questi essere realizzata. Il ruolo del banditore del messaggio è quello di ritrovare nella sua esperienza la strada su cui colui che è in ricerca si trova e, partendo da lì, svelargliela passo passo. L'insegnamento chiarisce solo quello che ha un significato di salvezza per il problema attuale del discepolo, per cui nell'insegnamento di Sariputra metodo e annuncio della progressiva liberazione dall'ignoranza coincidono. Un esempio illustra bene il metodo induttivo usato da Sariputra per condurre il suo interlocutore alla conoscenza profonda della dottrina. Parlando con il suo confratello Punna sul significato della rinuncia al mondo, Sariputra lo guida verso la spiegazione sommaria della reciproca dipendenza dei diversi stadi dell'appropriazione della salvezza attraverso una similitudine, lasciando chiaramente intendere, con l'uso di questo strumento letterario, di concepire l'insegnamento come processo religioso globale. Ed ecco la similitudine: Quando un re lascia la sua residenza per recarsi in una città lontana a sbrigarvi un affare importante, dà ordini perché in ognuna delle sette stazioni che si trovano lungo la strada si tenga pronta una carrozza. Durante il viaggio egli cambia sette volte la carrozza e tuttavia al suo arrivo a destinazione la gente potrebbe pensare che egli ha viaggiato sempre nella stessa carrozza: "Allo stesso modo, con la purezza dei costumi si giunge alla purezza del pensiero con la purezza del pensiero si giunge alla purezza della conoscenza, con la purezza della conoscenza si vince ogni dubbio; con la vittoria sul dubbio si conosce la retta direzione; con la retta direzione si sperimenta il retto sentiero, con l'esperienza del retto sentiero si giunge alla purezza della conoscenza e della visione, con la purezza della conoscenza e della visione si giunge alla totale estinzione di ogni attaccamento. Per raggiungere la totale estinzione di ogni attaccamento, si conduce una vita di rinuncia al mondo presso l'Illuminato". È così che Sariputra dispensa abitualmente il suo insegnamento ai monaci, preoccupandosi sempre di essere chiaramente compreso. Talvolta, le sue spiegazioni concordano fin nei minimi particolari con quelle del Buddha, per cui il maestro, visibilmente soddisfatto, lo incarica di annunciare il messaggio al suo posto e ]o promuove suo luogotenente nella direzione dell'Ordine: Dopo aver intrattenuto i monaci sulla dottrina per la maggior parte della notte, consigliandoli, ammonendoli, incoraggiandoli e entusiasmandoli, lasciò vagare il suo sguardo sulla folla s~lenziosa e raccolta dei monaci; poi disse al nobile Sariputra: "Libera dalla sonnolenza e dalla stanchezza è la comunità dei monaci, Sariputra. Orsù dunque, ora parla tu stesso ai monaci sulla dottrina. Mi duole la schiena e voglio distendermi". A Sariputra viene affidata la presidenza della cerimonia dell'ordinazione, in occasione dell'incontro del Buddha con il proprio figlio Rahula. Quando il figlio, spinto dalla madre, chiede al padre di entrare a far parte della sua eredità, il Buddha onora Sariputra, affidandogli l'incarico di accogliere suo figlio nell'ordine. Il figlio secondo la carne viene accolto nella nuova famiglia dei cercatori della verità, che il padre ha fondato, dal "figlio secondo lo spirito". In tal modo, viene simbolicamente a fondersi strettamente insieme la vicenda terrena del Perfetto con quella dei suoi due "figli" che lo hanno seguito con diversa intensità.