Le Paramita.
Vorrei ricordare brevemente le Paramita. E' molto importante a mio avviso
perché rappresentano il fondamento della pratica buddhista.
Uso la classificazione mahayana riportata da Ph. Cornu che trovo completa e
sintetica.
Le Paramita (perfezioni) sono comportamenti 'virtuosi', 'positivi'
illuminati dalla prajna (la consapevolezza e la conoscenza superiori), e
trascendono sempre la distinzione tra sé a l'altro da sé.
"Senza lo sviluppo di prajna mediante lo studio e la pratica congiunti, non
si può parlare di paramita ma solo di azioni ordinarie .... sono la vacuità
applicata all'azione ... Il loro sviluppo accompagna il bodhisattva lungo i
cinque sentieri e le dieci terre ove egli gradualmente acquisirà la
padronanza di tutte e dieci le paramita...
1. Dana. La Generosità.
Comprende la 'generosita materiale' (amisadana) come: l'offerta di oggetti
materiali senza aspettarsi una ricompensa, né di ottenere un buon karma; il
'grande dono' offrendo ciò che amiamo di più o qualcosa di raro; il 'dono'
supremo offrendo la propria vita o le proprie membra.
Comprende 'la generosità spirituale' (dharmadana) è il dono
dell'insegnamento. Comprendendo che se si spiega agli altri ciò che non è
stato
compreso da noi stessi ciò non porta a grande giovamento.
Comprende 'la protezione dalla paura' (abhayadana) consiste nell'offrire
protezione a chi ne ha bisogno, ai perseguitati, a chi è disperato.
2. Sila. La Disciplina.
Comprende l' evitare di agire male (samvarasila). Evitando i veleni per il
corpo, per la parola e per la mente. Evitando i comportamenti governati
dalle cinque passioni: stupidità, collera, attaccamento, orgoglio, gelosia.
Comprende il praticare il bene (kusaladharmasamgrahasila) e il fare il bene
per gli esseri senzienti (sattvarthakryasila) senza pensieri egoistici
utlizzando le quattro qualità che attraggono (dono, parole gradevoli,
insegnamenti mirati alle necessità di chi ci ascolta, comportamenti coerenti
con ciò che si insegna). Tanto i praticanti esperti che i principianti
offrono agli esseri senzienti i frutti positivi della loro pratica.
- Riguardando la paramita Sila ho visto che non ho specificato quali siano i
veleni per il corpo, la parola e la mente che ogni buddhista dovrebbe
evitare:
Azioni del corpo
1. Uccidere
2. Rubare
3. Causare torti con la sessualità
Azioni con la parola
4. Mentire
5. Calunniare
6. Insultare o 'ferire' con le parole
7. Chiacchiere inutili
Azioni con la mente
8. Bramare, invidiare
9. Malevolenza
10. Sostenere punti di vista errati. -
3. Ksanti. La Pazienza
Comprende il 'sopportare l'ingratitudine' (parapakaramarsanaksanti) quindi
praticare la la pazienza ordinaria senza rispondere ad insulti, minacce,
violenza.
Comprende la 'sopportazione delle prove' (duhkhadhivasavanaksanti) quindi
sostenere ogni sforzo, privazione per praticare il Dharma, abbandonando gli
attaccamenti di questa vita e a questa vita.
Comprende il non temere il 'significato profondo' (dharmanidhyanaksanti)
ovvero non farsi spaventare dalla vacuità (shunyata) anche se la si
comprende solo in parte.
4. Virya. L'impegno.
Comprende "l'impegno simile ad una armatura" (samnahavirya) che consiste nel
mantenere il più profondo impegno e perseveranza nella pratica, incoraggiati
dallo studio, senza cedere alla pigrizia che invita all'indolenza; non
bisogna tuttavia mortificare il corpo.
Comprende "l'impegno attivo" (prayogavirya) che abbandonando le pratiche e
le preoccupazioni mondane, tenendo in mente l'impermanenza, non si ricade
nella pigrizia o nell'indifferenza, non si procastina la pratica.
(Quando parlo di pratica non si intende solo il dhyana ma la pratica di
'tutte' le paramita).
Comprende l'impegno insaziabile (analatmavirya), quindi non accontentarsi
delle azioni virtuose fin qui svolte esse sono sempre insufficienti.
Praticare con costanza fino alla Liberazione senza cedere alla pigrizia.
5. Dhyana. La meditazione concentrativa.
Ecco la più conosciuta paramita. Spesso, in Occidente, praticata da sola
allo scopo di raggiungere il benessere, la calma o per raggiungere un
qualche scopo.
Si distingue in:
-Dhyana del principiante (da non confondersi con la mente di principiante
così importante per tutti noi)
che resta aggrappato alla esperienza di beatitudine, di calma, di assenza di
pensiero o cerca di averle mosso da un interesse particolare.
-Dhyana che comprende con chiarezza. Distaccati dal vissuto meditativo si
prova ancora attaccamento per l'antidoto, la vacuità che viene quindi
concettualizzata.
-Dhyana eccellente dei tathagata. Si tratta di comprensione della realtà
senza pensiero discorsivo.
6. Prajna. La saggezza.
E' il fondamento di tutte le paramita. "Mentre le altre cinque paramita sono
considerate nel loro aspetto relativo, l'oggetto della prajna è la vacuità
(shunyata), l'aspetto assoluto di tutti fenomeni".
"E' detto anche che senza la prajna le altre cinque paramita sono prive di
occhi, e non consentono di proseguire verso il Risveglio".
Prajna presenta tre aspetti:
- La saggezza acquisita mediante l'ascolto degli insegnamenti
(srutamayiprajna) ricordando le parole e il significato degli insegnamenti
del maestro.
- La saggezza acquisita mediante la riflessione (cintamayiprajna) consiste
nel ripassare mentalmente gli insegnamenti per verificarne il senso tramite
l'esame e l'analisi e nell'informarsi su quanto non si conosce.
- La saggezza acquisita mediante la meditazione (bhavanamayiprajna)
sperimentare con la pratica meditativa quanto si è compreso conseguendo una
certezza interiore aldilà del dubbio e contemplare la Realtà assoluta.
Esistono due elenchi di paramita. Il più diffuso è quello di sei che
comprende nella sesta, Prajna, anche le ultime quattro dell'elenco di dieci.
Riporto comunque anche le ultime quattro dell'elenco di dieci.
7. Upayakausala. Mezzi abili.
Comprende l'abilità nell'applicarsi al Risveglio (parinamana upayakausala)
impiegando i mezzi necessari per realizzarlo in prima persona.
Comprende l'abilità nel proteggere (paritrana upayakausala) facendo uso dei
mezzi abili per aiutare gli altri a raggiungere il Risveglio.
8. Pranidhana. Il Voto.
Comprende il Voto per conseguire il Risveglio (bodhiparyestayepranidhana).
Comprende il Voto per aiutare tutti gli esseri senzienti
(sattvarthayapranidhana).
9. Bala. La Forza.
Comprende la Forza ottenuta con la riflessione (cintanabala).
Comprende la Forza ottenuta con la meditazione (bhavanabala).
L'unione di queste due forze (o capacità) dà continuità alla pratica delle
paramita.
10. Jnana. Conoscenza corretta di tutti i Dharma.
Verte sulle verità relative, convenzionali (Prajna, la sesta paramita,
riguarda invece la consapevolezza della Verità assoluta della vacuità).
Comprende la Conoscenza che gode del piacere del Dharma (dharmasukha
sambhogayajnana) che consente di perfezionare le prime sei paramita.
Comprende la Conoscenza che compie il bene per gli esseri senzienti
(sattvaparipakayajnana) per la quale si opera per il loro Risveglio.
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La pratica delle Paramita è la pratica del Buddhadharma. E' la pratica del
buddhismo.
Chiunque voglia intraprendere il cammino per il Risveglio deve praticare le
Paramita.
Tutte le Paramita.
Messaggio semplice e per niente speculativo.
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Le prime tre paramita evitano che il Bodhisattva si ritiri nel Nirvana.
Le seconde tre che rimanga nel samsara.
Tutte e sei gli consegnano il Nirvana non statico del Mahayana
(apratishtitanirvana).