Note sulle origini del Buddhismo.



Ho appena finito di leggere uno studio di André Bareau sul buddhismo
hinayana insieme ad uno di Hirakawa Akira sugli agama/nikaya che ho trovato
molto interessanti. Provo a postarne una sintesi, come al solito veloce :).

Lo spunto mi è venuto da quattro fatti. Le varie origini scolastiche ormai
quasi accertate degli agama riportati nel Canone cinese, gli studi sui
processi di riforma all'interno della scuola Theravada, lo sviluppo dei vari
Abhidharma e il loro ruolo, la 'vicenda' del Vimuttimagga.

Partendo da quest'ultimo, come fece notare tempo fa saugata, nel Canone
cinese, esattamente nel TD 1648, vi è un rotolo opera del monaco cingalese
Upatissa tradotto in cinese da Samghavaram nel 515. Si tratta del
Vimuttimagga, un'opera quasi certamente del monastero cingalese
dell'Abhayagirivihara monastero la cui autonomia verrà fatta cessare con la
forza dal re Parakkamabahu I nel XII secolo. Parakkamabahu operò questa
scelta grazie al consiglio di un monaco del monastero theravada del
Mahavihara, e costrinse i due monasteri del Abhayagirivihara e del
Jetavanavihara a sottomettersi all'autorità dottrinale  del Mahavihara
eliminando le antiche scritture 'differenti' dagli insegnamenti di questo
monastero. Tra questi ci deve essere stato anche l'antico testo del
Vimuttimagga che tuttavia era stato ripreso nel V secolo da Buddhaghosa con
la sua importantissima opera: il Visuddhimagga.
Fortunatamente per gli storici questo testo, il Vimuttimagga, è
sopravvissuto nel Canone cinese.

Quali insegnamenti erano dunque impartiti nei monasteri del Abhayagirivihara
e del Jetavanavihara, insegnamenti fatti scomparire con la forza nel XII
secolo? Quale era la collocazione delle varie scuole Hinayana lungo tutto il
subcontinente indiano? Perché Xuangzang nel VII sec. riferisce di ampie
comunità di sthaviravada-mahayana in India? I temi sono molto interessanti
perché le traduzioni e le comparazioni vanno avanti ridisegnando sempre più
una storia del buddhismo molto diversa dal come la conoscevamo fino a
qualche decennio fa, sostiene infatti Barueau: "Ciò che distingue la
letteratura theravadica da quella delle altre scuole sono le sue famose
Cronache, un genere letterario quasi del tutto abbandonato nell'India
antica. La serie del Dipavamsa (Storia dell'isola), Mahavamsa (Grande
storia), Culavamsa (Storia minore) registra in versi l'intera storia dello
Sri Lanka, dal punto di vista molto particolare degli 'anziani' (thera)
della scuola del Mahavihara, la principale tra quelle cingalesi".

Queste cronache su cui gli storici occidentali sono partiti in passato per
ricostruire l'intera Storia del buddhismo sono quindi storie dal punto di
vista particolare di un singolo monastero cingalese che prevarrà con la
forza politica nel XII sec. in Sri Lanka. Gli autori di queste cronache sono
infatti tutti monaci theravada del Mahavihara e questi testi sono tutt'oggi
conservati in quel monastero.
Queste cronache cingalesi theravada Mahavihara sono risultate
contemporaneamente importantissime ma anche una lente di 'parte' e quindi
'distorta' per la storia del buddhismo di tutta l'India.

Come ho già scritto in altre 'puntate' su 'Buddhismo e Buddhismi' non
abbiamo contezza dell'insegnamento originario del Buddha Shakyamuni se non
per quello che è contenuto nei Canoni oggi esistenti: Pali, Cinese,
Tibetano.

Ricordo anche che dal Canone cinese derivano i Canoni manciù e tangut.
Mentre da quello tibetano deriva il Canone mongolo.

Altro argomento di discussione molto importante per la storia del buddhismo
sono i concili.

Il primo viene datato nel 483 a.e.v. a Rajagrha. E' quello dei 500 arhat tra
cui Kashyapa, Ananda (ma è discusso se avesse fin dall'inizio lo stato di
arhat) e Upali. E' il concilio secondo cui avvenne la recitazione del Dharma
e del Vinaya.
Afferma su questo concilio, Charles P. Prebish (di cui ricordo il 'A Review
of scolarship on the Buddhist Councils' in Journal of Asian Studies n.33,
pagg.239-54): "Il generale consenso degli studiosi rivolto al primo concilio
afferma quasi all'unanimità che i resoconti canonici sono se non altro
fortemente esagerati, e nella peggiore delle ipotesi, pura invenzione. Su
scala ridotta si può presumere con tranquillità che parecchie delle persone
vicine al Buddha si riunirono dopo la sua morte per riflettere sulla propria
sorte futura nel clima religioso indiano, ma l'autenticità dell'evento
drammatico presentato nel Canone è fortemente discutibile".

Il secondo viene datato nel 383 a.e.v. a Vaisali. E' quello in cui il monaco
Yasas giunto a Vaisali critica alcuni costumi di questa comunità monastica e
per questo viene bandito. Allora Yasas cerca il conforto sulle proprie
posizioni da parte dei altri monaci di altre comunità e si giunse a
convocare un Concilio sulla ortodossia o meno delle dieci condotte dei
monaci di Vaisali. Afferma sempre Prebish: "Sebbene vi sia grande
discordanza fra gli studiosi riguardo al significato e alle implicazioni di
queste pratiche è assolutamente chiaro che ciascuno di questi dieci punti
fosse pienamente rifiutato dal vinaya di ciascuna scuola, o nikaya,
buddhista". Afferma Prebish: "Praticamente tutti gli studiosi giungono alla
conclusione che il concilio di Vaisali fu un evento storico. Quasi tutte le
fonti situano l'avvenimento cento anni dopo il nirvana del Buddha (sebbene
due fonti citino 110 anni) presso il monastero di Valukarama a Vaisali.
Wilhelm Geiger e altri hanno proposto che il concilio sia da considerarsi il
punto iniziale del settarismo buddhista, il punto nel quale il sangha si
divise tra sthavira e mahasanghika. Tuttavia questa ipotesi è stata
confutata in modo convincente da Marcel Hofinger, André Bareau, chi scrive e
altri. Pertanto, alla conclusione del Concilio di Vaisali, la comunità
buddhista rimase salda sebbene si trattasse di una unione tenue e incerta".

Il terzo viene datato nel 247 a.e.v. a Pataliputra. Si suddivide in
Pataliputra 1 e Pataliputra 2.

Pataliputra 1 è un Concilio non riportato nei Canoni ma in altra letteratura
storica. E' il concilio durante il regno di Asoka. Ma Bareau ritiene si sia
svolto durante il regno di Mahapadma Nandin. E' il concilio in cui venne
condannato il monaco 'lassista' Mahadeva e i membri del Mahasanghika che lo
seguirono.
Scrive Prebish: "Recentemente le conclusioni  di Bareau riguardo alla data e
alla causa del Concilio sono state messe in dubbio. Janice J. Nattier e chi
scrive hanno suggerito che il Concilio sia avvenuto 116 anni dopo il Nirvana
del Buddha sotto il regno di Kalasoka, e che il lassismo disciplinare e le
tesi di Mahadeva non avessero niente a che fare con lo scisma. Fondandosi
sulla rivalutazioni delle fonti di Bareau e su una considerazione del
Sariputrapariprcchasutra, Nattier e chi scrive sostengono che il problema
principale del concilio, e la conseguente divisione settaria fu l'espansione
del Vinaya non garantita da parte dei futuri Sthavira. In questo momento non
si è in grado di dimostrare qualle delle ipotesi sia corretta. Tuttavia è
chiaro che il momento settario del buddhismo emerse in qualche momento del
secolo seguente il concilio di Vaisali; nel 200 a.e.v. erano evidenti nella
comunità buddhista più di una dozzina di sette".

- Pataliputra 2 è il terzo concilio secondo solo la letteratura theravada,
ma ve ne fu un altro secondo gli studiosi che ne hanno reperito le tracce
fuori i tre canoni e che ho riportato come Pataliputra 1. Si sarebbe tenuto
a Pataliputra nel 247 a.e.v. sotto il Re Asoka. E' il concilio che dibatte
sull'ortodossia e cita la composizione del Kathavatthu, opera del Thera
Moggaliputtatissa. Afferma Prebish: "Non c'è dubbio che questo concilio fu
un evento storico. Tuttavia è curioso che esso sia menzionato solo nei
resoconti Pali, il che dà peso all'ipotesi che il concilio possa essere
stato solamente una 'riunione di partito' della setta Vibhajyavada. Ora si
sa con certezza che questa setta fu la genitrice del nikaya Theravada. Altre
possibilità riguardanti la funzione del concilio includono la separazione
del gruppo 'sarvastivada' (la fazione eretica secondo questa
interpretazione) dagli sthavira veri e propri".

- Il concilio di Kanishka. E' il concilio del Gandhara e si è tenuto nel 100
e.v.. E' il concilio della scuola Sarvastivada come il Pataliputra 2 è il
concilio dei Vibhajyavada antenati dei Theravada. E come Pataliputra 2
appare il Kathavatthu qui appare il Mahavibhasa di Vasumitra e Asvaghosha.

Questi sono i concili antichi tenutisi in India a cui va ricordato

- Il quarto concilio theravada. Si è tenuto nel 25 a.e.v. ad Anuradhapura in
Sri Lanka. In realtà è un concilio tutto interno al monastero Mahavihara, è
quello che sanscisce la scrittura del Tipitaka e fornisce la base teologica
a questo monastero per combattere il rivale dell'Abhayagiri situato sempre a
Sri Lanka. Quest'ultimo monastero che si denominava di scuola Dharmaruci
aveva iniziato "ad accogliere insegnamenti Mahasanghika e più tardi divenne
esponente del Mahayana e del tantrismo esportati dall'India".

Da ciò ribadisco che la scuola Theravada non ebbe mai a polemizzare
direttamente con i monasteri Mahayana in quanto si era già separata
dottrinalmente da tali monasteri all'epoca dei nikaya (prima della comparsa
di un uniforme e sufficientemente coerente corpo dottrinale mahayanico,
fatto che sarà dovuto alle scuole Madhyamika e Cittamatra) quando questi
monasteri erano già promotori di Abhidharma diversi quali quello Theravada
ovvero e in particolar modo Abhidharma  Mahasanghika e Sarvastivada. Ma non
solo.

Giova ricordare che come inizialmente l'antica comunità buddhista si
suddivise in Sthavira e Mahasanghika, successivamente gli Sthavira si
distinsero in Vibhajyavada e Sarvastivada. I Vibhajyavada furono gli
antenati dei Theravada ma da questa scuola sorsero anche i Kasyapa, i
Mahisasaka e i Dharmaguptaka. Il vinaya di quest'ultima scuola è proprio il
vinaya del monachesimo cinese.

Secondo Bareau, dopo la scissione con i Mahasanghika, gli Sthaviravada
rimasero uniti fino al III sec. a.e.v. quando da essi si separarono i
Vatsiputrya (sostenitori del pudgala); mezzo secolo ancora e gli
Sthaviravada si dividono in Sarvastivada e in Vibhaiyavada. In questo
periodo alcune comunità Vibhaiyavada si stabilirono nell'India meridionale
assumendo il nome pali di Theravada (sans. Sthaviravada. Secondo Bareau è
accertato che questa comunità convivesse con altri esponenti Vibhaiyavada
dal nome Mahisasaka ('cugini' dei Dharmaguptaka). Da lì queste scuole
giunsero in Sri Lanka dove fondarono alcuni monasteri. La scissione in Sri
Lanka tra mahaviharavasin (gli attuali Theravada) e gli abhayagirivasin è
attestata alcuni anni prima l'avvento della nostra era, quindi una paio di
secoli prima dell'avvento del Mahayana. Gli jetavanya comparvero più tardi,
intorno al IV sec.

Le iscrizioni ci dicono poco sulla presenza di quella o l'altra scuola,
perché una iscrizione della di una scuola non esclude la presenza di
un'altra che non ha lasciato iscrizioni. Quindi su alcune note della
distribuzione geografica delle varie scuole bisogna aspettare i pellegrini
cinesi Xuangzang e Yijing quindi intorno al VII sec. Diciamo che non c'è una
distribuzione omogenea per tutto il subcontinente indiano, ma certamente
tutte le sette sembrano essere state presenti nel bacino del Gange dove
erano presenti i più importanti siti di pellegrinaggio. Anche nell'India
orientale (Bengala) convivevano i due grandi gruppi di scuole: Mahasanghika
e Sthaviravada. Nel VII sec. la scuola Vibhajyavada 'prossima se non
identica' al Theravada controllava tuttala regione Tamil dell'India
meridionale ed era presente anche sulla costa a Nord di Bombay. I Mahisasaka
sono a Nord-Ovest sulle rive del Krsna ma anche in Sri Lanka; i
Dharmaguptaka sembrano essere presenti sono nell'India nord-occidentale come
i Kasyapiya; i Sarvastivada sembrano dominare tutta l'India settentrionale
dal III sec. a.e.v. fino ad almeno il VII sec.

Vorrei ricordare che Xuangzang nota come all'interno del medesimo monastero
convivessero monaci di diversa dottrina. Questo non vuol dire che dei
vibhajyavada convivessero con i sarvastivada. Questo non è possibile perché
è accertato che avessero due vinaya differenti. Lo scisma nel buddhismo non
è determinato tanto dalle dottrine quanto dalle regole monastiche (vinaya).
Quindi Xuangzang nota l'emergere del Mahayana all'interno delle differenti
scuole Hinayana (o dei nikaya). Infatti l'aderire al corpus dottrinale dei
Prajnaparamitasutra non voleva necessariamente significare non aderire ad un
vinaya piuttosto che ad un altro. Comunque la principale scuola (Vinaya)
Hinayana che ha fornito monaci Mahayana al Tibet e alla Cina era, per motivi
strettamente geografici, quella del buddhismo settentrionale: la
Sarvastivada. E' accertato che anche alcuni monaci vibhajyavada dello Sri
Lanka e dell'India meridionale si siano 'convertiti' al Mahayana, emigrando
al Nord.

Secondo Hirakawa il protocanone buddhista era suddiviso in nove categorie di
generi testuali:
1. Sutra (pali Sutta)
2. Geya (pali Geyya)
3. Vyakarana (pali Veyyakarana)
4. Gatha
5. Udana
6. Ityuktaka (pali Itivuttaka)
7. Jataka
8. Vaipulya (pali Vedalla)
9. Adbuthadharma (pali Abbuthadharma)

Hirakawa sostiene ciò perché ha rinvenuto tracce di questa classificazione
sia nel Canone Pali della scuola Theravada (di derivazione
Sthaviravada-Vibhajyavada) sia in quello della scuola Mahasanghika.

Le scuole Sarvastivada, Mahisasaka e Dharmaguptaka aggiunsero altri tre
generi letterari:

10. Avadana (storie di edificazione)
11. Nidana (storie sulle cause degli eventi)
12. Upadesa (commentari).

Secondo Hirakawa la suddivisione la collocazione di questi generi
all'interno di due canestri Sutra (Sutta) pitaka e Vinayapitaka è precedente
agli scismi delle diciotto scuole antiche hinayana (forse sono addirittura
più di diciotto). Mentre la elaborazione dei differenti Abhidharma è
successiva.

Sul Vinaya gli studi sono stati numerosi e alcune recenti scoperte hanno
consentito degli studi comparativi.

Oggi gli studiosi dispongono di sette vinaya completi: theravada,
mulasarvastivada tibetano, sarvastivada, dharmaguptaka, mahasanghika,
mahisasaka, mulasarvastivada cinese.

Nel Gilgit sono stati rinvenuti altre parti del Mulasarvastivada, in Tibet
sono stati scoperti alcune parti del Mahasanghika in particolare di una
scuola di questa comunità, i lokottaravada.

Lo studio comparativo ha permesso di confermare la grande scissione tra
Sthaviravada e Mahasanghika e descrivere quello che poteva essere il
protovinaya buddhista.
J. Holt e G. Schopen hanno scritto dei lavori al riguardo che sintetizzerò
in un prossimo post.

Venendo agli Agama/Nikaya essi comprendono il Suttapitaka Pali e il la 1a
sezione del Canone cinese.

Hirakawa fa subito notare che lo studio comparativo delle fonti sugli
agama/nikaya non sono numerosi come quello sui Vinaya ciononostante si
possono rilevare alcune cose interessanti.

Il Suttapitaka si suddivide in 5 nikaya. L'ultimo, il Kuddhaka nikaya, non è
riporato nel Canone cinese. Il Magasanghikavinaya tuttavia ci ricorda che i
nikaya erano quattro più uno Ksudara Pitaka. Questa suddivisione di 4 nikaya
+ 1 pitaka è presente in modo simile anche nei vinaya Dharmaguptaka,
Mahisasaka e Mulasarvastivada. Il vinaya Sarvastivada non menziona uno
Ksudara Pitaka.

Gli agama cinesi non provengono tutti dalla stessa scuola hinayana.

Il Dirghagama corrisponde al Digha Nikaya pali, ma probabilmente origina
dalla scuola Dharmaguptaka.
Il Madhyamagama corrisponde al Majjima Nikaya pali, ma è di scuola
Sarvastivada.
Il Samyuktagama corrisponde al Samyutta nikaya pali e appartiene alla scuola
Mulasarvastivada.
L'Ekottaragama corrisponde al Anguttara nikaya pali. Alcuni lo ritengono di
origine Mahasanghika ma Hikawara afferma che esso contraddice alcune nozioni
di questa scuola e non dà come credibile questa ipotesi. Peraltro esistono
in questo agama dei riferimenti al tathagatagarbha chiara nozione di origine
Mahayana quindi probabilmente fu usato da seguaci di questa corrente.

Ma gli Agama-Nikaya quanto sono affidabili? Di certo lì non vi è solo la
parola del Buddha storico ma anche testi ispirati (prathibana) ed ecco cosa
nota Luis O. Gomez:

"Perfino tradizioni che ritengono che il canone fu redatto e chiuso durante
il primo Concilio a Rajagrha poco dopo la morte del Buddha (circa 483
a.e.v.) ammettono che non tutti gli anziani buddhisti furono presente a
quella assemblea e che almeno un gruppo di 'cinquecento monaci' insistette
nel mantenere una versione degli insegnamenti come essi se la ricordavano.
Tutta la documentazione disponibile indica che la maggior parte dei canoni
non fu mai chiusa. La scuola del Theravada, orgogliosa del proprio
conservatorismo in questioni scritturali, ancora nel V sec. d.C. dibatteva
sul contenuto del proprio Canone. Perfino oggi non vi è concordia completa
tra i theravadin riguardo alla sezione del Kuddaka Nikaya del proprio
Canone. Pertanto non è sempre possibile distinguere chiaramente fra
letteratura buddhista canonica, postcanonica e paracanonica. Tutte le scuole
ritengono che almeno alcuni testi siano stati perduti, troncati o alterati e
che un certo numero di testi posteriori o falsi siano stati incorporati nei
canoni delle varie scuole. Sebbene occasionalmente queste affermazioni siano
state utilizzate per sostenere la posizione di una scuola contro l'altra,
probabilmente esse rappresentano un'accurata descrizione dello stato
generale delle cose nel tempo in cui furono costituite formalmente le prime
raccolte scritturistiche.".





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