Mahayana / Hinayana.
La 'polemica' Hinayana/Mahayana è antichissima ma, a mio avviso, tuttora
attuale.
Ma prima di arrivare alle mie conclusioni su questo importante tema, vorrei
cercare di sgombrare alcuni equivoci. Dottrinali e storici.
1. Dottrinali.
La risposta del Buddha Shakyamuni (Siddhartha), e dei maestri che hanno
seguito il suo insegnamento, ai bisogni spirituali dell'uomo è unica nella
storia dell'umanità.
Essa rifiuta di delegare questa risposta ad una divinità.
Lo Shakyamuni non nega l'esistenza delle divinità, tutt'altro. Ma rifiuta l'idea
che esse siano detentrici di una risposta che possa 'salvare'
definitivamente l'uomo.
E' l'uomo che può e deve operare in tal senso. E' l'uomo che deve
svincolarsi dai desideri mondani e abbracciare quelli spirituali per
arrivare al Risveglio. Le divinità, come gli uomini e tutti gli esseri
senzienti, possono aiutarlo o ostacolarlo su questo cammino. Ma non
detengono la chiave di accesso ultima.
Dopo il parinirvana del Buddha (la sua morte), il Risvegliato non ha
lasciato eredi ad indicare ciò che sia giusto o sbagliato per il cammino,
ma solo la dottrina, il Dharma, che ogni discepolo buddhista deve penetrare
in profondità (usare le 'dita' delle parole e della pratica per arrivare
alla luna indicata dalle dita che rappresenta la Verità ultima) per
raggiungere la Salvezza.
Ognuno di noi è chiamato in causa in prima persona.
Affidarci ad una scuola, e ad un maestro, vuol dire solo che abbiamo Fede in
loro affinché possano aiutarci in questo difficile cammino. Non che la
scuola o il maestro siano detentori ultimi del Dharma, né che possano
fungere da 'viatico' tra il Dharma e noi.
2. Storici.
La parola del Buddha, la dottrina del Buddha, è riportata nel Canone.
Al momento disponiamo di tre Canoni con molti aspetti in comune e altri
differenti.
Il Canone scritto in pali, il Canone scritto in cinese e il Canone scritto
in tibetano.
Del Canone pali sappiamo essere suddiviso in tre canestri: quello del
Vinaya, dei Sutra e dell'Abhidharma.
Quello cinese è molto complesso basti sapere che contiene circa i 5 primi
Nikaya uguali al pali, Vinaya di più scuole antiche e vari Abhidharma,
nonche moltissimi sutra Mahayana. Il Canone cinese deriva principalmente da
testi indiani, per lo più redatti in sanscrito e successivamente tradotti in
cinese.
Il tibetano è suddiviso in due raccolte: il Kanjur e il Tanjur. Il primo
contiene le parole del Buddha, il secondo i commentari (qui l'Abhidharma è
nel secondo. ovvero non è considerato parola del Buddha come per le scuole
hinayana). Essendo le scuole tibetane di origine e pratica Mahayana anche
qui abbondano i sutra Mahayana (tranne il Vinaya di origine hinayana,
infatti utilizzano quello dei Mulasarvastivada) e anche qui prevalgono testi
indiani sempre di origine sanscrita e poi tradotti in tibetano.
Ora sappiamo tutti che il Buddha non parlava né cinese, né tibetano, né
pali.
Sicuramente, essendo di casta kshatrya, conosceva e parlava il sanscrito.
Probabilmente durante le predicazioni parlava il dialetto pracritico della
sua gente, il magadhi.
Il contatto tra l'Occidente e il buddhismo è cosa che risale al secolo
scorso. Un'acculturazione lenta e progressiva.
Gli Occidentali hanno incontrato uno Sri Lanka e una Indocina (Siam,
Cambogia, Laos e Birmania) in cui veniva venerato il Canone pali, un
Tibet/Nepal/Mongolia in cui veniva venerato il Canone tibetano, una lontano
Oriente (Cina, parte del Vietnam, Corea e Giappone) in cui veniva venerato
il Canone cinese. Certamente con una variegata struttura di scuole che
veneravano principalmente un sutra (discorso del Buddha) rispetto ad un
altro.
L'opinione comune degli occidentali dell'epoca (e di molte persone tutt'oggi)
è che gli insegnamenti del Buddha Shakyamuni, un personaggio vissuto
realmente nel V sec. a.C., siano conservati nei Sutra in lingua pali,
ovviamente anche qui con aggiunte leggendarie avvenute nei secoli. Da questo
corpus dottrinale antico ed autentico nel corso della storia si siano
staccati, sempre secondo questa opinione, altri insegnamenti apocrifi
(falsamente attribuiti al Buddha Shakyamuni) e, come diremmo noi eredi della
cultura cristiana, eretici: i sutra Mahayana ovvero buona parte del Canone
cinese e di quello tibetano.
Questo perché il Canone cinese e quello tibetano sono più 'confusi' di
quello pali, contengono molte aggiunte locali evidenti, concedono molto a
divinità e a Buddha cosmici che nulla hanno a che fare con lo Shakyamuni e
i suoi insegnamenti precisi, realistici e concreti, contenuti nel
Sutrapitaka pali.
Negli ultimi venti anni, tuttavia, gli studi scientifici su questi Canoni e
sulla loro incredibile storia ha fatto molta chiarezza. E le conclusioni
conducono verso altre interpretazioni dei fatti.
Senza voler indugiare su un resoconto storico, non è questa la sede, si può
affermare che gli studi storici documentano una India, prima del drammatico
intervento turco del XII secolo e dopo le razzie degli unni bianchi, ancora
ricca di monasteri buddhisti. Un buddhismo tuttavia in declino rispetto ad
una 'riscossa' brahmanica.
I monasteri buddhisti sono riccamente descritti da pellegrini cinesi che
sanno di avere un duplice compito: sia quello di attingere alle fonti,
ritenute autentiche in quanto indiane, del Dharma buddhista, sia quello di
fornire dei precisi resoconti per i propri imperatori.
Da questi resoconti cinesi veniamo a scoprire che nei monasteri buddhisti
convivevano monaci e insegnamenti mahayana e hinayana. Certo vi erano
monasteri a prevalenza mahayana e monasteri a prevalenza hinayana, ma la
'scissione' non era assolutamente definita. Vestivano uguale e seguivano lo
stesso vinaya (quello adottato dal monastero in cui vivevano). Xuanzang
monaco cinese mahayana rimane abbastanza stupito di questo, ma si fa
ospitare e viene comunque ospitato indifferentemente da questi monasteri,
spesso misti.
Non è una condizione strana. Ad esempio oggi sappiamo, quasi con assoluta
certezza, che la scuola Sautrantika (hinayana) non aveva dei monasteri
propri. I monaci sautrantika vivevano con gli altri ma seguivano e
utilizzavano i propri testi monastici.
Per quanto riguarda Xuanzang ci riferiamo ad un periodo che risale al VII
secolo d.C. I testi e le posizioni Mahayana (i prajnaparamita sutra) sono
antecedenti di almeno 7 secoli.
Per 700 anni monaci (non laici) che seguivano sutra differenti che
attribuivano direttamente al Buddha Shakyamuni hanno convissuto negli stessi
locali con altri, in assoluta tranquillità. Per almeno 700 anni nessuno si è
staccato da nessuno.
Perché il buddhismo è scomparso dall'India?
Che origine hanno i mahayana e quali sono i punti centrali della loro
dottrina?
I prajnaparamita sutra sono discorsi effettivamente pronunciati dal Buddha
Shakyamuni?
Perché successivamente i mahayana si sono separati dagli hinayana?
Perché i theravada sono l'unica scuola hinayana rimasta?
Sono sostanzialmente due i fattori che hanno contribuito alla scomparsa del
buddhismo in India:
1.. La rinascita del pensiero c.d. induista.
2.. Il particolare odio dei musulmani nei confronti dei buddhisti.
Sicuramente all'arrivo dei turchi musulmani il buddhismo in India era già in
declino (vedi le testimonianze di Xuangzang nel VII sec. rispetto a quelle
di Fa Hsien del V sec..). Questo declino, determinato da fattori culturali e
politici, non significava però la scomparsa.
I punti di debolezza del buddhismo indiano osservati da Xuangzang
consistevano nella pratica di arti magiche e nella partecipazione alle
cerimonie religiose con le altre scuole religiose indiane, come se il
Buddha-Dharma fosse una branca del Sanatana-Dharma.
Breve inciso: il termine 'induismo' è improprio, gli 'induisti' si rivolgono
al loro complesso e differenziato mondo di credenze con 'Sanatana-Dharma'
ovvero Verità eterna in quanto questa verità non ha un fondatore (a
differenza del Buddha-Dharma.). Il termine 'indù' lo si deve ai musulmani
che usavano indicare con il termine del fiume Hindu i popoli che abitavano
al di là di questo naturale confine, gli occidentali hanno poi ripreso dai
musulmani questo termine.
Ma il mondo buddhista indiano dell'epoca e anche prima era molto complesso.
Già I-Ching (o Yijing 634-713, altro pellegrino cinese da non confondersi
con Xuangzang, studioso e traduttore nonché autore di un testo che raccoglie
le esperienze di 56 pellegrini cinesi recatisi in India) che raggiunse l'India
via mare afferma che le più importanti scuole buddhiste indiane dell'epoca
(Mahasanghika, Sthavira, Sarvastivada e Sammatiya) conteneva ognuna al suo
interno sia gruppi hinayana che gruppi mahayana. (Qui cito la fonte perché
so di fare una affermazione 'forte': pag.108 de 'La Religione Buddhista'
autori Richard H. Robinson University of Wisconsin, Willard L. Johnson e
Sandra A. Wawrytko della Sand Diego University e.. reggetevi forte:
Thanissaro Bhikkhu della Metta Forest Monastery, anno di pubblicazione
1998).
L'idea dei Mahasanghika=Mahayana e gli Sthavira=Hinayana andrebbe quindi
riaffrontato alla luce delle scoperte documentali più recenti.
Anche perché dell'insegnamento dei Mahasanghika, dopo il passaggio dei
turchi, è rimasto poco o nulla.
Bisogna inoltre ricordare che importantissimi testi buddhisti non sono
ancora disponibili il lingua occidentale. Tra questi il 'Mohe Zhiguan' di
Chi-hi importante autore mahayana cinese del VI sec. d.C. della scuola Tien
t'ai. E se considerate che Daoxin (il fondatore dei monasteri Ch'an) era
discepolo di un discepolo diretto di Chi-hi, lo studio di questi testi
potrebbe far più luce anche sulla nascita dello Zen.
Tornando a Xuangzang, I-Ching e al declino del buddhismo in India. Questi
studiosi testimoniano una grande complessità negli insegnamenti del
Buddha-Dharma, la presenza di pratiche magiche e la confusione con il più
vasto Sanatana-Dharma.
Sulla presenza di pratiche magiche nel buddhismo rimando ad un successivo
post, in quanto argomento piuttosto complesso.
La presenza di più insegnamenti all'interno dei monasteri e all'interno
delle stesse scuole non è certamente solo del periodo di Xuangzang, perché
dunque questa complessità nel Buddhadharma?
"Il Buddha diede alla religione da lui fondata il nome di Dharma-Vinaya,
dottrina-disciplina. Si narra che poco prima del suo parinirvana dicesse ai
suoi discepoli che il Dharma da lui insegnato e il Vinaya promulgato
sarebbero serviti da loro maestri dopo la sua scomparsa. Dunque i primi
arhant si preoccuparono di organizzare, memorizzare e trasmettere le parole
che avrebbero dovuto servire da maestro per la loro generazione e per quelle
a venire. Nonostante ciò, non è sopravvissuta nessuna raccolta di detti del
Buddha puri e semplici. Le versioni più tarde del canone antico conservate
in pali, sanscrito, cinese e tibetano, sono varianti di un corpus ancora più
antico che crebbe e si cristallizzò durante i tre secoli di trasmissione
orale che seguirono al parinirvana" (sempre da 'La Religione Buddhista' pag.
72).
La motivazione di questa complessità, solo usando i testi pali, si riconosce
nella peculiarità dell'insegnamento dello Shakyamuni. Un insegnamento
curativo, terapeutico-spirituale e non logico dottrinale. Lui stesso usa
diverse strategie per indurre l'ascoltatore al Nirvana. Differenti discepoli
diversi insegnamenti. Lui stesso afferma che l'illuminazione gli aveva
aperto una foresta di fronte e i suoi insegnamenti non erano che una
manciata di foglie.
Di fronte ad alcuni interlocutori si rifiuta persino di insegnare l'anatman
perché ciò li può spaventare.
Quando secoli dopo i monaci si riuniscono per mettere per iscritto ciò che i
maestri dei loro maestri dei loro maestri etc.etc. avevano udito, ecco una
varietà di insegnamenti. A cui va aggiunto il ruolo dei Buddha-Vacana (voci
del Buddha) ovvero di arhat che potevano istruire i monaci come se fossero
il Buddha.
Va da sé che, secoli dopo, per mettere per iscritto un 'Abhidharma' non si
siano trovati tutti d'accordo.
Rileggendo quanto scritto mi rendo conto che sto scrivendo in un modo un po'
confuso, accavallando argomenti su argomenti. Il fatto è che ne ho la voglia
ma non il tempo. Quindi è un insieme di appunti più che un testo. Certamente
un domani li riordinerò.
La decadenza, non la scomparsa, del Buddhismo in India sarebbe quindi
ascrivibile alla rinascita del pensiero induista.
Il Buddhismo ebbe larga diffusione perché convinse le classi colte, quindi
aristocratiche, dell'epoca del valore dei propri insegnamenti. Tali
insegnamenti pur non destabilizzando il sistema amministrativo contenevano
due elementi socialmente rivoluzionari: il rifiuto dei Veda e il rifiuto
della società suddivisa in caste.
Le personalità religiose con cui il Buddha nel V sec. a.C. si confronta sono
brahmini quindi sacerdoti dei riti così come descritti nei Veda o
rinuncianti, uomini che abbandonavano ogni cosa per la ricerca della
salvezza personale.
Ma proprio a partire dal VI secolo d.C. (più di mille anni dopo) irrompono
in India delle nuove e giovani figure che riprendendo in mano il corpus
dottrinale del Sanatana-Dharma, dandogli spesso una lettura proprio vicina
al buddhismo, operano una veria e propria attività missionaria per tutta l'India.
Tra questi spicca, ma lo cito solo a titolo esemplificativo, Shankaracharya
(788-820 d.C.) che peregrinerà per tutta l'India fondando addirittura
numerosi monasteri e guadagnadosi l'appellativo di incarnazione di Shiva (da
qui il nome con cui lo conosciamo).
La sofisticata teologia di Shankaracharya ha il pregio di riprendere alcuni
temi cari al Buddhismo senza però mettere in discussione né i Veda né il
sistema delle caste.
Inoltre va aggiunto che tutti i sistemi induisti dell'epoca, e di oggi,
regolano la vita dei laici. Intervengono nella vita quotidiana dei laici.
Fino ai monarchi dell'epoca a cui i vari brahmini solevano riconoscere
discendenze che risalivano ai personaggi del Mahabharata. Il monaci
buddhisti no: non celebravano matrimoni, non riconoscevano eredità vediche,
rifiutavano le caste, non fornivano appannaggi di autenticità a nessuna
nuova casa regnante.
E i Jaina? Anch'essi soffriranno gravemente del 'nuovo corso' indiano ma a
differenza dei monaci buddhisti, i monaci jaina avevano uno stretto
rapporto quotidiano con i propri fedeli laici. Ciò non impedirà il
drammatico cambiamento in corsa di alcuni importanti case regnanti
originariamente di religione jainista.
A titolo di esempio cito Mahendravarman (600-630) che si limiterà a
distruggere il monastero jainista per erigervi uno shivaita. Il poco più
tardo Nedumaran invece, dopo essere passato dal jainismo allo shivaismo,
festeggerà la sua nuova conversione impalando 8 mila suoi ex correligionari.
Impalare migliaia di religiosi. Qui si affaccia un nuovo corso nella
mentalità guerriera della casta kshatrya indiana. Se prima delle sanguinose
razzie degli unni bianchi la guerra e le punizioni in India erano sì crudeli
ma normate da una serie di regole scritte, l'irrompere di barbari feroci e
senza regole cambia la mentalità indiana in merito.
Nulla tuttavia rispetto ai Turchi. I turchi entrano in India nell'XI secolo
con la stessa facilità con cui i conquistadores si prendono il Sudamerica.
Crudeltà, ferocia o il terribile 'arco composito' di cui disponevano poco
importa. Suona la campana a morto per i monaci buddhisti. Infatti questi
'brahmini con la testa rasata', cosi li denominavano i musulmani, non
avevano un libro sacro rivelato. Non erano un 'popolo del libro' a cui il
Corano garantisce la sopravvivenza pagando un tributo: i cristiani avevano
il vangelo, gli ebrei la torah, i zoroastriani l'avesta, gli 'indù' i veda.
I canoni buddhisti erano testi che raccontavano i discorsi di un uomo, non
di un dio che rivelava qualcosa di sacro. I buddhisti dovevano quindi, come
idolatri (veneravano un uomo), essere convertiti all'islam o morire.
La radice della parola musulmana 'buth' deriva da 'buddha' e significa
'infedele'. Distruggere stupa, monasteri, università e fare colonne con le
teste dei monaci, per i turchi musulmani era un dovere religioso..
E dire, ma loro non lo sapevano, che secoli prima il loro popolo era proprio
buddhista (con un misto di shamanesimo e forti componenti nestoriane).
Quello che con questi post mi preme sostenere è che la lettura che
comunemente si dà alla divisione Mahayana-Hinayana è inesatta e deriva da
studi superati dall'acquisizione di nuovi documenti.
Gli accurati resoconti di pellegrini cinesi ci dicono che il mondo buddhista
indiano era composito e complesso e tale complessità durava da secoli.
Con l'irrompere dei Turchi e con la perdita dei favori delle case regnanti
di nuovo conquistate al Sanatana-Dharma (l'Induismo) ai monaci buddhisti
superstiti non resta che raggiungere quei paesi che hanno ancora monasteri
buddhisti in piedi: Sri-Lanka, Thailandia, Tibet, Cina, etc.
Questi monaci esiliati dell'anno mille portano con sé quello che possono
portare: sutra, relique, immagini.
Ma quando accadevano tutti questi eventi qual'era la situazione sull'isola
di Ceylon?
Secondo la tradizione il buddhismo fu portato a Ceylon dal figlio di Asoka.
Di certo noi sappiamo che l'isola era abitata e culturalizzata da indoarii
di religione brahmanica. Ad un certo punto, va benissimo la credenza
riguardante Asoka, il buddhismo entra nell'isola.
Quale buddhismo nel 250 a.C. non lo sappiamo, non ci sono testimonianze
scritte. Sappiamo che vi è un monastero Mahavihara il più importante dell'isola.
Sappiamo che solo nel I sec. a.C. dall'India giungono degli invasori, i
Cola. Portano la guerra e una terribile carestia che mieterà migliaia di
vittime. Sappiamo che il buddhismo sull'isola ebbe a soffrirne e che la
tradizione orale fin qui seguita fu sul punto di scomparire.
I Cola vengono cacciati, i sinhala (i cingalesi) tornano. Sappiamo che il
Mahavihra subisce una scissione e viene fondato un nuovo monastero l'Abhayagirivihara
e che i monaci rimasti nel primo monastero decidono a quel punto di mettere
per iscritto il 'loro' canone.
I due monasteri, com'era costume dell'epoca, continuano ad attingere i
commentari che giungono dall'India. Presto l'Abhayagirivihara diviene
Mahayana con forti elementi persino Vajrayana, mentre solo nel II d.C. il
Mahavihara decide di interrompere le aggiunte alle proprie scritture per
evitare di 'contaminarle'.
Riassumendo: i monaci cingalesi hanno una tradizione orale che origina dal
III sec. a.C., vale a dire la loro tradizione orale nasce circa 200 anni
dopo il parinirvana dello Shakyamuni. Nel I sec. a.C. questa tradizione sta
per scomparire, e subito dopo i principali esponenti di questa tradizione si
dividono su questioni nodali. Una parte riporta prevalentemente insegnamenti
Mahayana, l'altra prevalentemente insegnamenti Hinayana. Tutti e due
continuano ad arricchire il proprio canone con aggiunte, ma solo il
Mahavihara (Hinayana) decide, e solo nel II d.C., di non aggiungere più
nulla. 700 anni dopo il Parinirvana del Buddha. 100/300 anni la comparsa,
storicamente accertata, dei prajnaparamita sutra. Nel IV/V secolo si acuisce
la polemica hinayana/mahayana e persino dall'India i monaci duri e puri
hinayana dello Sri Lanka vengono chiamati per supportare le locali scuole
hinayana.
La tradizione vuole che quando nel I sec. a.C. viene messo per iscritto il
Canone a Ceylon sia stato scritto in Pali e non in shinala. Adesso io chiedo
e mi domando: perché nessuno studioso si è posta la domanda per quale motivo
i cingalesi nel I sec. a.C. (ripeto I sec. a.C.) abbiano scelto il pali,
dialetto volgare dell'India, per mettere per iscritto il loro Canone?
Eppure Buddhagosha quando giungerà sull'isola 5 secoli dopo, ci viene per
poter tradurre i commentari (Atthakatha) che erano scritti in shinala e non
in pali! Chiede il permesso di tradurre i testi!
Dal che aggiungo io, ma è la mia modestissima discutibilissima e
delirantissima opinione. Il Canone hinayana cingalese potrebbe essere stato
scritto prima in shinala e poi tradotto in pali. In pali solo dal V secolo
d.C. quando personalità come Buddhagosha vengono dall'India per recuperare
materiale dottrinale e tradurlo nella lingua comune dell'india centrale e
poi diffonderlo nei monasteri nelle dispute con i mahayana. Dispute che
avvenivano in lingua popolare, il pali!
Ma è solo una opinione, una possibile opinione.. Per carità non mi
aggredite. Preciso che è solo una mia discutibilissima opinione. In quanto
tale aspetto qualcuno che me la possa confutare. J
Inciso: la lingua Pali è una lingua pracritica ovvero un dialetto ad uso
popolare. Non è cingalese ma indiana. Il sanscrito, anch'essa lingua
indiana, infatti è ad uso solo della classe colta (solo brahmani e kshatrya
dovevano studiarlo).
Ora sull'origine del Pali c'è una antica diatriba accademica di non poco
conto.
Walleser sostiene essere derivato dal Magadhi la probabile lingua dello
Shakyamuni. Rhys Davids sostiene ritiene sia il dialetto del Koshala sempre
uno stato vicino e poi assorbito dal Magadha. Il Buddha Shakyamuni si reca
spesso a Koshala (per l'esattezza nel monastero di Jetavana). Ma le
iscrizioni rinvenute in queste due regioni evidenziano tuttavia una grande
differenza tra il pali e il magadhi. Per questo e per altro, Lamotte
sostiene essere il pali una lingua dell'India centrale.
Dal che se ne conclude che l'uso del Pali non è dovuto come lingua religiosa
Theravada in quanto derivato dalla antica lingua usata dallo Shakyamuni
durante le predicazioni, ma da Buddhagosha e dai suoi contemporanei
utilizzato per la predicazione itinerante sul continente.
Ma Buddhagosha, a cui il thera Samghapala consentì la traduzione di testi
dal cingalese al pali solo dopo averne verificato la preparazione e l'ortodossia
hinayana, era veramente un puro hinayana? Il suo insegnamento è davvero
strettamente hinayana?
Buddhagosha viene dal centro religioso di Kancipuram, nel sud dell'India e
questo spiega la predilezione per la lingua pali.
Egli ricolloca l'intero Tipitaka nella più antica suddivisione dei nove
'anga' anziche nei più recenti tre canestri.
Ripeto la suddivisione nei tre canestri del canone hinayana fu un
acquisizione recente. Buddhagosha il più autorevole commentatore Theravada
cercò di ripristinare la suddivisione nei nove 'anga'.
Buddhagosha è autorevolissimo autore del Visuddhimagga. I suoi commenti al
Tripitaka e il Visuddhimagga sono l'ortodossia Theravada in persona, spesso
considerata, in Birmania e in Sri Lanka, più autorevole del Tripitaka
stesso.
Nell'opera di Buddhagosha si parla di qualità soprannaturali del Buddha
(derivati dal Mahasanghika), di dottrine segrete che gli anziani potevano
trasmettere solo ad alcuni discepoli e non ad altri, sposa gli stati di
trance derivati dal fissare oggetti di vario colore (nel Canone si parla
quasi esclusivamente di concentrazione sul respiro e non stati di trance)
così che i dhyana finiscono per essere questi stati di trance che, per
stessa ammissione di Buddhagosha, sono impossibili da raggiungere per mezzo
della consapevolezza del respiro (non vi ricorda qualche altra scuola non
strettamente hinayana..).
Comunque quando I-ching (VII secolo) sbarca in Sri Lanka trova la scuola
Dharmaruci (quella del monastero di Abhayagiri-vihara, la mahayana con forti
influenze vajrayana) molto più potente della Mahavihara.
Ma con la caduta Anuradhapura (1017) in mano ai Cola scompare dall'isola di
Ceylon il sangha buddhista.
E' nel 1065 che il re Vijayabhu I invia un'ambasciata (erano alleati
militarmente) al re di Pagan Aniruddha affinché mandi dei monaci per poter
ripristinare il monastero di Mahavihara e fare nuove ordinazioni. Non c'erano
più monaci sufficienti per una ordinazione nello Sri Lanka! Così tornarono
in Sri Lanka monaci e testi pali. Ora sarebbe lungo spiegare che le evidenze
archeologiche ci dicono che Pagan non era un centro così Theravada come la
tradizione theravada vuole affermare, né entro nel merito storico dei
rapporti tra Pagan, Cina meridionale e Sri-Lanka. Diciamo solo che il porto
di Kancipuram dove c'era la scuola fondata da Buddhagosha era in mano ai
Cola.
Da questa situazione esce la decisione del sovrano Parakramabahu I (re dal
1153 al 1186, consigliato dal monaco theravada Mahakassapa) di riunire tutte
le scuole e i monaci presenti sull'isola sotto la guida dei Theravada del
Mahavihara. Chi non obbediva era cacciato dal sangha.
Nell'alleanza politico militare in versione anti Cola e anti turca che i
sovrani dello Sri-Lanka e dell'Indocina decidono di bandire tutti gli
insegnamenti non theravada dai monasteri buddhisti. Essi esplcitamente
ammonivano contro il tantrismo delle università buddhiste indiane del nord,
elemento di disprezzo delle convenzioni sociali e quindi causa dell'indebolimento
sociale di cui approfittarono i Turchi.
Eppure i monaci theravada continuano a recitare tutt'oggi come allora, le
dharani e canti di visualizzazione (in pali s'intende) di evidente
tradizione Vajrayana.
Credo di essermi troppo dilungato e spero di non essere stato troppo
confuso.
Ma credo anche di avere evidenziato alcuni fatti inerenti al Buddhismo
contemporaneo.
Il Buddhismo è una via spirituale a-dogmatica ed a mio avviso è del tutto
naturale che sia Fa Hsiang che Xuangzang nei primi secoli di questa era
trovassero monasteri misti dove venivano discusse dottrine contraddittorie
sì, ma coerenti ad alcuni principi propri e fondanti di tutte, ripeto tutte,
le scuole buddhiste.
Ed è naturale che nei Canoni tibetano e cinese vengano collezionate così
diverse scritture anche se a prevalenza Mahayana e sono convinto che tale
fosse la condizione dei canoni Hinayana (con scritture a prevalenza Hinayana
s'intende) prima degli interventi riorganizzatori del V e dell'XII secolo
d.C.
Dal XII sec. d.C. (circa mille anni fa) nei paesi oggi Theravada scompare
non solo il buddhismo Mahayana e Vajrayana ma anche le altre scuole Hinayana
con le rispettive scritture. Una precisa scelta politica di alcuni precisi
sovrani motivata da precise scelte congiunturali.
Tuttavia nelle principali scritture Thervada rimangono ancora oggi precise
ed evidenti tracce di un antico Buddhismo aperto a qualsiasi contributo di
indagine.
Alla luce di queste circostanza io credo che nessun sia in grado di
stabilire cosa effettiamente abbia detto lo Shakyamuni 2500 anni fa.
Sono tuttavia persuaso che sia il Sutrapitaka riportato in sanscrito che in
pali sia i Prajnaparamita sutra contengano alcuni dei suoi insegnamenti.
Insegnamenti diversi per discepoli diversi riportati lungo tradizioni prima
orali e poi scritte diverse.
Ma quali differenze sostanziali ci sono tra la via Hinayana e il Mahayana,
differenze che accompagnano polemiche durate almeno 2000 anni di storia del
buddhismo?
Vorrei subito precisare che con i miei interventi non voglio assolutamente
mettere in discussione la validità e l'autorevolezza della scuola Theravada.
Nemmeno la sua coerenza dottrinale. Sono argomenti fuori discussione. I miei
interventi vogliono solo suggerire argomenti di riflessione storica sulla
genesi di alcuni eventi di cui si è persa memoria storica e di cui bisogna
tener conto.
Mi sembra evidente che prima dell'intervento turco e della riscossa
brahminica le scuole Mahayana erano predominanti, certamente al Nord dell'India
e per un certo limitato periodo persino in Sri Lanka.
L'intervento turco e il pericolo indiano dei Cola porta alcuni sovrani del
Sud e del Sud-Est a fare delle scelte drastiche e nuove nella storia
buddhista. Normare, con la forza, gli insegnamenti ritenuti 'ortodossi' e
far scomparire tutti gli altri.
A far scomparire il Mahayana al Nord ci penseranno quindi i turchi con le
loro torri fatte di teste mozzate di monaci. Al Sud ci penseranno i sovrani
che indicheranno nel MahaVihara l'unico centro di insegnamento.
Così il Mahayana sopravviverà solo nei monasteri non raggiunti dai turchi e
da questi sovrani: Tibet, Cina, Giappone, Corea e Vietnam.
Per affrontare la genesi del Mahayana e le sue differenze dottrinali con l'Hinayana
vediamo dove esso si è sviluppato.
Dove si è sviluppato, non dove è nato. Perché se alcuni indicano l'India del
Sud penso che ciò sia molto arduo da stabilire. I monaci buddhisti erano
itineranti e si spostavano per tutta l'India.
Di certo, tornando ai tre canoni di cui oggi disponiamo (Pali, Cinese e
Tibetano a cui andrebbe aggiunto quello ormai scomparso in Sanscrito),
vediamo che mentre il Sutrapitaka è pressocché presente come il Vinaya, la
sostanziale differenza tra il Canone Pali da una parte e quello Cinese e
Tibetano dall'altra è il ruolo del Abhidharma.
Quindi quasi tutti gli studiosi ritengono la nascita del Mahayana una
reazione allo sviluppo dei testi Abhidharma. Ma se consideriamo che l'India
tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. passa dalla cultura orale a quella
scritta possiamo considerare che mentre alcuni monaci e monasteri
procedevano alla stesura dell'Abhidharma altri procedevano alla stesura dei
Prajnaparamita sutra.
Io non sono quindi d'accordo con la tesi dei Prajnaparamita nati come
semplice reazione all'Abhidharma hinayana. Piuttosto quando si incomincia a
mettere per iscritto gli insegnamenti ritenuti provenienti dal Buddha
Shakyamuni ognuno mette per iscritto quelli che conosce. Ogni monaco anziano
era stato giovane discepolo, con altri giovani discepoli, di un altro monaco
anziano e quindi si creavano gruppi più o meno omogenei di insegnamenti. O
se volete mentre sul Sutrapitaka e sul Vinaya non c'erano discussioni quando
alcuni hanno cominciato ad attribuire al Buddha alcuni approfondimenti (l'Abhidharma)
altri a cui non risultavano così ma in modo diverso hanno attributo al
Buddha i Prajnaparamita. Erano passati almeno quattro secoli dal parinirvana
dello Shakyamuni e va da sé che ognuno era in buona fede quando sosteneva il
proprio punto di vista perché era quello del suo maestro e del maestro del
suo maestro, etc.
La stesura per iscritto dell'Abhidharma e dei Prajnaparamita cristallizzano
differenze ben più antiche.
Tornando a dove si sia sviluppato il Mahayana è indubbio che il centro più
noto di questo Veicolo sia l'Università di Nalanda. Riportata completamente
alla luce solo alcuni decenni fa, dopo che ai primi del XIII sec. i turchi
Muhammad Khaliji la radessero al suolo.
Nalanda non è centro qualsiasi, è nella regione dove itinerava il Buddha, il
Maghadhi. Fu dallo stesso Buddha più volte visitato e lì furono eretti gli
Stupa dei suoi due più importanti discepoli: Sariputra e Mogallana, i
'generali' della dottrina. Quindi è altamente significativo che i monaci
Mahayana (i monaci dei prajnaparamita sutra) decidessero nel II secolo d.C.
di erigervi monasteri e scuole.
Ora vengo a sintetizzare le differenze dottrinali tra i Prajnaparamita sutra
e l'Abhidharma.
Partirei dal Sutrapitaka e dai capitoli che hanno come oggetto la critica
delle opinioni, tra questi:
Majjhima Nikaya, 22; 29; 47; 63; 72.
Anguttara Nikaya, 4.5.5; 4.5.9.
Chi possiede 'La Rivelazione del Buddha' vol.1 'Testi antichi' li trova già
così raccolti.
In questi, e in altri sutra, lo Shakyamuni spiega che tra le fonti di
sofferenza vi è anche la speculazione concettuale.
Ora passiamo all'Abhidharma, dove due furono le scuole hinayana che ne
svilupparono i testi: la Sarvastivada e la Theravada del Mahavihara. Per i
motivi già riportati oggi esiste solo la scuola Theravada.
Ora entrare nell'Abhidharma è cosa piuttosto complessa diciamo che in
ambedue le scuole si compongono di 7 libri ad argomento differente e diverso
tra loro. Per quanto concerne la Theravada si va dal 'Catalogo dei fenomeni
che formano l'universo' alla 'Descrizione delle personalità umane' passando
per altre analisi profonde e sottili.
Va da sé che agli autori dei Prajnaparamita Sutra queste dissertazioni
dovettero sembrare in contraddizione con i discorsi del Buddha che loro
conoscevano e di cui ai Nikaya di cui sopra.
Inoltre nell'Abhidharma non c'è traccia pressocché del 'concetto' di
sunyata. Ed è qua che partono e battono i primi Prajnaparamita sutra dove
ancora non compare nessun atteggiamento denigratorio nei confronti degli
Hinayana. Richiamano 'sunyata' che è invece presente nel Sutrapitaka
riconosciuto da tutti. 'Vacuità! non speculate!' 'Altro è il messaggio del
Buddha dalle vostre speculazioni, egli mira alla Bodhi al profondo
cambiamento dell'uomo che gli si avvicina come discepolo!' 'La speculazione
produce sofferenza!' sembrano dire.
Ora io sono Mahayana e sono ovviamente di 'parte': sono portato a dare
ragione ai Prajnaparamita sutra, ma quello che mi preme sostenere qui è un'altra
cosa: la divisione tra Hinayana e Mahayana comincia con la messa per
iscritto degli insegnamenti della tradizione orale. E mentre sul Sutrapitaka
e sul Vinaya non sembrano esservi grandi polemiche quando alcuni iniziano ad
elaborare l'Abhidharma altri dicono che a loro risulta diverso l'insegnamento
del Buddha che hanno ereditato ed escono i Prajnaparamita Sutra. Esce l'attenzione
sul Sunyata.
Ma non è questa l'unica diversità.
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Penso di terminare in via anticipata questa serie di post sulle differenze
tra hinayana e mahayana.
Vorrei chiarire al niusgruppo che la mia intenzione di 'sbrodolare' tutto
questo è partita da alcuni post che affermavano essere il mahayana nato in
quanto alcuni monaci volevano maneggiare del denaro... Altri post dicevano
che la scuola theravada era l'unica scuola di diretta tradizione del Buddha
Shakyamuni e che il fatto di trovarsi su un isola gli ha consentito di
evitare influenze politiche e dottrinali che invece avrebbero caratterizzato
il suolo indiano... Peraltro altri ancora affermavano anche essere una
scuola dal lignaggio ininterrotto... Altri post sostenevano essere il pali
una lingua parlata dai primi monaci nel maghadhi e quindi possibile diretta
espressione del Buddha... Insomma da questi post si finiva per indicare il
Buddhismo mahayana come una sorta di teorie inventate per opportunismo...
ben lontane dall'insegnamento del Buddha Shakyamuni...
Credo di aver falsificato queste affermazioni e reso la nascita delle
differenze tra buddhismo hinayana e mahayana ben più complesso e veritiero
rispetto ad alcune discutibili quanto a volte anche offensive asserzioni.
Per fare questo disamina verificativa ho deciso di scegliere proprio un
manuale storico scientifico ad uso dei theravada:
Buddhist Religions: A Historical Introduction by R.H. Robinson, W.L.
Johnson, and Thanissaro Bhikkhu (Belmont, California: Wadsworth).
che ritroverete come nota 1 alla seguente pagina:
http://www.accesstoinsight.org/lib/authors/bullitt/theravada.html
che spiega cos'è il buddhismo theravada...
Tutti i miei post attingono prevalentemente da questa fonte.
Quindi suggeriscono a chiunque di leggere attentamente questo manuale
(ripeto ad uso degli hinayana) per cercare di saperne di più della antica
storia di questa grande religione.
Saluti e con profondo rispetto per tutti,
stalker.