Hakuin Zenji (Hakuin Ekaku 1686-1769).
All'età di sette anni
ebbe l'occasione di ascoltare un sermone buddhista in
cui venivano descritte
le pene dell'inferno, a cui sarebbero stati
condannati i malvagi.
Un'esperienza profonda che turbò il giovane Hakuin.
Decise di farsi monaco,
contro il volere dei genitori all'eta di quindici
anni. A diciannove anni
lesse di come morì il grande maestro cinese Yantou
Quanhuo,
perdendo di conseguenza ogni fede.
Ebbe tuttavia una prima esperienza del
Kensho all'eta di ventidue anni
leggendo un sutra, esperienza che approfondì
con l'esercizio del koan 'mu'
di Joshu che 'esplose' al suono delle campane
del tempio.
Profondamente colpito da questa esperienza ritenne che fosse
unica al mondo
illuminato e di essere profondamente illuminato,
inorgogliendosi. Per questo
il maestro Dokyo Etan rifiutò di certificarla.
Dokyo ritenne tuttavia
particolarmente dotato Hakuin e lo prese con sé
trattandolo nel modo più
duro. Arrivando a picchiarlo e a gettarlo nel fango
più volte. Lo indicava
come un 'povero diavolo che abita negli inferi' o
'abitante delle grotte
prive di luce'. Ormai prossimo all'esaurimento,
durante la questua
quotidiana incontrò una vecchia che gli rifiutò
l'elemosina e rimasto
impalato davanti alla sua porta fu aggredito a colpi
di bastone dalla
stessa. Finalmente ebbe l'illuminazione più profonda.
Tornato da Dokyo, il
maestro capì subito lo stato di Hakuin e gli chiese
"Dammi subito la buona
notizia!". Ascoltato il racconto di Hakuin gli
rispose 'Finalmente ci sei!'.
Ma le prove di Hakuin furono davvero dure e
dopo queste esperienze, ebbe
ogni sorta di disturbi nevrotici, paure ed
incubi. Consigliato, raggiunse
dopo una scalata molto faticosa l'eremita
Hakuyu che viveva su una impervia
montagna. Questi lo mise sul 'campo del
cinabro' restituendogli l'equilibrio
mentale.
Per chi fosse
interessato il racconto del suo incontro con Hakuyu, lo
Yasenkanna, è
pubblicato in lingua italiana. Lì è descritto lo Shinsen
Rentan (il campo
del cinabro). Hakuyu gli insegnò anche il Naikan.
Non mi dilungo
ulteriormente sulla vita di Hakuin perché non so quanto possa
interessare.
Quello che mi preme sottolineare è l'insegnamento sul
ruolo del Grande
dubbio (DaiGidan) che deve muovere la pratica insieme
all'Irremovibile
decisione e alla Grande fede.
Per lui unitamente
allo zazen era importante anche l'attività di lavoro, la
pratica attiva, il
samu.
Così nell'Orategama:
"Ciò che io dico non deve significare che
voi dobbiate respingere la quieta
tranquillità o soprattutto che voi
dobbiate cercarvi una occupazione nella
quale possiate continuare la vostra
pratica. Ciò che è degno della massima
attenzione è il puro esercizio dei
Koan che né sa della quiete e
dell'attività, né cosciente di esse. Quindi
questo significa che il monaco
che lo pratica veramente cammina ma non sa di
camminare, siede tranquillo ma
non sa di sedere. Per inoltrarsi nella
profondità del proprio essere e
realizzare una vivacità che si affermi in
tutte le circostanze, non c'è
nulla di meglio che la tranquilla
concentrazione nell'attività".
Com'è diverso da Dogen Zenji eppure come
gli somiglia.