Il canone cinese.



Già in 'Hinayana/Mahayana' avevo scritto che il Buddha Shakyamuni non lasciò
alcuno scritto, né indico alcuna autorità morale o spirituale che potesse
rappresentarlo. Solo il Dharma, il suo insegnamento, poteva essere da guida
per i suoi futuri discepoli.

Oggi disponiamo di tre Canoni, tre raccolte che dichiarano di risalire
all'insegnamento del Buddha stesso e di rappresentare quindi il suo Dharma.

Il Canone scritto in Pali, il Canone scritto in Cinese e quello scritto in
Tibetano.

I Canoni scritti in cinese e in tibetano derivano per larga da un Canone
scritto in sanscrito venerato nell'India del Nord e poi disperso a seguito
delle distruttive invasioni dei Turchi musulmani nel XII sec. e.v.

Sia il Canone pali che il Canone sanscrito sono per lo più contemporanei e
risalgno ad un periodo compreso a cavallo della nostra era.

Tutti e tre contengono diversi orginari insegnamenti anche se il Canone pali
contiene prevalentemente (ma non esclusivamente) insegnamenti delle scuole
hinayana mentre quelli Cinese e Tibetano prevalentemente (ma non
esclusivamente) quelli mahayana e mahayana-vajrayana.

Qualsiasi pretesa di qualsivoglia scuola o Canone di rappresentare la 'vera'
o 'originaria' o più 'antica' parola del Buddha Shakyamuni è priva di
qualsivoglia fondamento storico.

Le 'vere' e 'originali' parole del Buddha non si conoscono. Sono
probabilmente distribuite in tutti e tre i Canoni. Sta a noi, alla nostra
esperienza diretta per tramite lo studio e la pratica delle paramita,
scoprire quali siano. Senza affidarci a presunti insegnamenti completi ed
originari...
In questo le intenzioni vere ed originarie del fondatore del Buddhismo, che
non voleva altro che fosse la singola capacità critica dell'individuo a
farne un suo seguace, è perfettamente riuscita.

Fatta questa lunga premessa passo a descrivere il Canone cinese in attesa di
avere una lista delle prossime pubblicazioni in inglese della Bukkyo Dendo
Kyokai che aveva in progetto di tradurlo per intero.

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Canone cinese (cin. Dazanjing; g. Daizokyo)

Le traduzioni in cinese (prevalentemente dal Canone sanscrito) sono avvenute
tra il I e il XII secolo della nostra era.

La prima sistematizzazione dei diversi sutra buddhisti si deve a Dao'an nel
IV secolo. Seguirono altre sette raccolte. La prima pubblicazione avvenne
nel 983 a Chang'an e comprendeva 1076 testi.

Dal 983 ad oggi sono seguite altre venti edizioni, fino a quella giapponese
della Taisho Issaikyo (1924-32) in cento volumi, seguita da una seconda
edizione (1932-34) in ottantotto volumi.

Va precisato che i testi furono tradotti e ritradotti più volte. Nel VII
secolo Xuangzang e discepoli, ad esempio, hanno operato diverse
ri-traduzioni. La preziosità di questo Canone è riconosciuta in quanto
contiene le traduzioni del Vinaya di cinque delle diciotto scuole più
antiche, altrove scomparsi ad esempio quella dei Dharmaguptaka scuola ben
più antica della scuola Theravada la quale invece secondo André Baureau
sarebbe una sintesi sincretica più tarda di due scuole sviluppatesi dai
Sarvastivada: Mahisasaka e Vibhajyavadin.

Sono presenti anche trattati antichissimi hinayana non presenti nel Canone
pali. Sono presenti antichissimi sutra Mahayana non presenti nel Canone
tibetano. Di converso mancano nel Canone cinese diversi sastra come quello
di Candrakirti e di Dharmakirti e molti tantra presenti invece nel Canone
tibetano.

Nei primi post passerò ad elencare con qualche commento l'intero Canone
cinese (da cui derivano tutte le scuole buddhiste cinesi, giapponesi e non
solo...).
Successivamente ne analizzerò alcune suddivisioni e, credo, ne scopriremo
delle belle...

1. Testi dal n.1 al n.151: Sezione degli Agama (c. Ahanjing; g. Agonkyo).
Corrispondono ai primi quattro Nikaya del Canone pali più una parte del
quinto.
Per inciso ricordo che se il Suttapitaka pali si suddivide per l'appunto in
5 Nikaya, come riportato da Sferra e Cicuzza (La Rivelazione del Buddha,
Vol.I Testi antichi, pagg.LXXXI e sgg.) la suddivisone in Nikaya è
posteriore a quella in Agama e che nel V sec. lo stesso Buddhaghosa cercò di
ristabilire la più antica suddivisione in Agama senza riuscirvi. Sempre
Sferra e Cicuzza affermano che i titoli sanscriti (da cui quelli nel Canone
cinese) e quelli pali sono comunque invariati (tranne il quarto).
In attesa della esatta denominazione cinese, riporto la suddivisione
sanscrita degli Agama:
a- Dirghagama (p. Digha Nikaya);
b- Madhyamagama (p. Majjhima Nikaya);
c- Samyuktagama (p. Samyutta Nikaya);
d- Ekottaragama (p. Anguttara Nikaya);
e- Ksudrakagama (p. Khuddaka Nikaya) è presente solo in minima parte nel
Canone cinese.

2. Testi dal n.152 al n.219: Avadana (c. Aboduona).
"Parabole e Storie biografiche del passato". Racconti e leggende delle vite
passate del Buddha, alcune delle quali sono derivate da scuole Mahayana.
3. Testi dal n.220 al n.261: Sezione delle Prajnaparamita (c. Banruo
Poluomijing; g. Hannya Haramitsukyo).

I Prajnaparamita sono sutra tipici delle scuole Mahayana. Essi sono composti
in grandissima parte dal Mahaprajnaparamitasutra (c. Mohe banruopoluomijing;
g. Maka Hannya Haramitsukyo) tradotto sempre da Xuangzang.
Quest'ultimo si compone di seicento rotoli e contiene -da verificare-
diciasette testi

- Astasahasrika prajnaparamitasutra (Sutra della saggezza trascendente in
ottomila stanze) (c. Xiaopin mohebanruo poluomijing; g. Shobon
Hannyaharamitsukyo) dovrebbe essere il sutra più antico e risalire al 50
a.e.v. Secondo E. Conze deriverebbe dal Ratnagunasancayagatha. E' un sutra
particolarmente importante perché tratta, tra l'altro, della supremazia
della prajna tra le paramita. E' il sutra che venne affidato al re degli
yaksa.

- Satasahasrika prajnaparamitasutra (Sutra della saggezza trascendente in
centomila stanze) (c. Dabanruo puolomijing; g. Daihannyaharamittakyo) è il
sutra che venne affidato ai naga. La conoscete la storia di Nagarjuna...

- Pancavimsatisahasrika prajnaparamitasutra (Sutra della saggezza
trascendente in venticinquemila stanze) (c. Fanguangbanruojing; g.
Hokohannyakyo) è il sutra affidato agli uomini;

- Astadasasahasrika prajnaparamitasutra (Sutra della Saggezza trascendente
in diciottomila stanze) (incluso nel c. Dabanruo puolomijing; g.
Daihannyaharamittakyo);

- Dasasahasrika prajnaparamitasutra (Sutra della Saggezza trascendente in
diecimila stanze) (incluso nel c. Dabanruo puolomijing; g.
Daihannyaharamittakyo); è il sutra affidato ai Deva;

- Prajnaparamita Ratnagunasancayagatha (Sutra condensato della Saggezza
trascendente);

- Saptasatika prajnaparamitasutra (Sutra della Saggezza trascendente in
settecento righe);

- Pancasatika prajnaparamitasutra (Sutra della Saggezza trascendente in
cinquecento righe);

- Prajnaparamita aradhasatika sutra (Sutra della Saggezza trascendente in
cinquanta righe);

- Prajnaparamitanayasatapancasatika (La Saggezza trascendente in
centocinquanta metodi);

- Pancavimsatika prajnaparamitamukha (Le Venticinque porte della Saggezza
trascendente);

- Svalpaksara prajnaparamita (La Saggezza trascendente in poche parole);

- Ekaksarimatanama sarvatathagata prajnaparamita (La Saggezza trascendente
madre dei Tathagata);

- Kausika prajnaparamita (La Saggezza trascendente per Kausika);

- Suvrikantavikrami paripprcha prajnaparamitanirdesa (Le domande di
Suvrikantavikrami);

- Vajracchedika prajnaparamitasutra (Il Sutra del diamante che recide) (c.
Jingangjing; g. Kongokyo) tradotto da Kumarajiiva;

- Prajnaparamitahrdaya sutra (Il Sutra del Cuore) (c. Xinjing; g. Hannya
haramita shingyo) tradotto da Kumarajiiva.
4. Testi dal n.262 al n.264: Sezione del Saddharmapundarikasutra (Sutra del
Loto; c. Fahuajing; g. Hokkekyo). Comprende le tre traduzioni giunte a noi
(quella di Dharmaraksha nel III sec. e.v.; quella di Kumarajiiva agli inizi
del V sec., quella di Jnanagupta e Ddharmagupta agli inizi del VII).

5. Testi dal n.278 al n.309: Sezione del Buddhavatamsakasutra (o
Avatamsakasutra, Sutra della ghirlanda di Buddha; c. Huayanjing; g.
Kekongyo).
Questo sutra è in realtà una raccolta di scritti diversi il più lungo dei
quali è il GandaVyuha. La traduzione cinese completa più antica risale al V
sec. Una delle caratteristiche di questo Sutra è che il Buddha Shakyamuni
tace per tutto il tempo come espressione dello Shunyata, la dottrina viene
espressa dal 'suo' aspetto di Dharmakaya. Le dottrina delle dieci terre dei
bodhisattva (bhumi) è qui trattata nel Dashabhumika. E' il sutra
fondamentale secondo
la scuola Hua-yen (g. Kegon).
5. Testi dal n.310al n.373: Sezione del Ratnakutasutra. (Il sutra
dell'accumulo dei gioielli; c. Dabaojijing; g. Daihosakkyo). Tradotto in
cinese nel VIII sec. da Bodhiruci. Sutra molto importante perché da qui
viene enunciata la Via di mezzo poi sviluppata nell'opera di Nagarjuna.

6. Testi dal n.374 al n.396: Sezione del Mahayana Mahaparinirvana sutra (Il
Sutra della Grande passaggio al di là della sofferenza (o Sutra della
grande estinzione); c. Daban niepanjing g. Daihatsunehangyo)
In questo sutra, introdotto dall'India dal pellegrino cinese Faxian
all'inizio del V sec. d.C., ha avuto una notevole importanza per il
buddhismo cinese. Qui vengono sostenute due cose importanti:
a- L'esistenza della natura di Buddha (sans. buddhata; c. foxin; g. bussho o
butsusho) presente in tutti gli esseri, e la realizzazione nel
raggiungimento del nirvana di un Grande Sé (sans. mahatmya, cin. dawo,
giap. daiga; che nulla ha a che fare con il sé dei personalisti e nemmeno
con l'assenza di sé degli hinayana). Oggi potremmo definirlo un Sé
transpersonale.

b- La possibilità per gli 'icchantika' di poter diventare dei Buddha. In
realtà questo secondo punto non era presente nella prima traduzione di
questo sutra, fu solo quando Dharmaksema, un monaco indiano del V sec. d.C.,
ne tradusse alcuni capitoli mancanti ritrovati nel Khotan che fu chiara la
presa di posizione di questo sutra rispetto alla tesi dei Cittamarin (la
scuola fondata da Asanga e cara anche a Xuangzang) per cui vi erano degli
esseri che mai avrebbero ottenuto la buddhità non possedendo nemmeno la
natura di Buddha.

8. Testi dal n.397 al n.424: Sezione del Mahasamnipatasutra (il Sutra della
Grande assemblea) è un testo in cui viene sottolineata la vacuità di tutti i
mondi. Ma è un testo importante perché introduce elementi tantrici ricco
com'è di dharani e mantra. Tradotto nel VI sec.

I testi dal n.3 al n. 8 compresi (dalle Prajnaparamitasutra al
Mahasamnipatasutra compresi) fanno parte del Vaipulya Sutra, un grande Sutra
Mahayanico composto da vari sutra indipendenti.
8. Testi dal n.425al n.847: Sezione dei Sutra generali (c. Jingji).
Comprende 400 sutra sia Hinayana che Mahayana. E' una parte molto voluminosa
del Canone cinese quindi ora la divido in più puntate contando di recensire,
rozzamente e di volta in volta, almeno una trentina dei sutra più importanti
collocandoli con l'aiuto di autori come Cornu ed altri, ma soprattutto di
Saru :).
Infatti la redazione anche solo dell'elenco completo del canone si trova
solo in cinese.
Parallelamente andrò avanti con le altre parti del Canone.

- Suvarnaprabhasasutra: Sutra della luce dorata dei re eccellenti (o anche
Sutra dei sovrani); c. Jinguangmingzuishengwanjing; g. Konkomyo-saishookyo.
Tradotto dal monaco cinese I-ching nel 703. Il sutra fu predicato sul Picco
dell'Avvoltoio. Il sutra descrive la protezione concessa dai quattro sovrani
e di altre divinità benevoli e dichiara che in un paese in cui i sovrani
proteggono il Dharma esso sarà protetto. Se invece i sovrani perseguitano il
Dharma esso vivrà catastrofi di vario genere. E' il sutra dove viene
raccontato che il principe Mahasattva si sacrifica per sfamare la tigre
affamata. E' un sutra particolarmente considerato in Giappone.

- Tathagatagarbhasutra: Sutra del Tathagatagarbha; c.
Dafandgengrulaizanjing; g. Daihodonyoraizokyo.
Il testo sanscrito è andato perduto, e si pensa sia stato redatto all'inizio
del III sec.
Sono giunte a noi una traduzione tibetana e due in cinese. Di queste ultime
la più antica è quella di Buddhabhadra (359-429). E' il testo che
approfondisce il tema della 'natura di Buddha' intrinseca in tutti gli
esseri senzienti. Tema già riportato nel Mahaparinirvana sutra e nel Sutra
del Loto. Qui si precisa che ognuno di noi è il grembo o l'embrione (ha la
matrice) di un Tathagata (di un Buddha).

- Samdhinirmocanasutra (anche Aryasamdhinirmocana nama mahayana sutra) :
Sutra che rivela il pensiero (o Sutra che rivela i misteri); c.
Jieshenimjing; g. Gejinmikkyo
Tradotto da Xuangzang (ne esistono comunque altre tre traduzioni in diverso
formato poco più recenti di: Gunabhadra V sec.; Bodhiruci VI sec.;
Paramartha VI sec.) è readdato in domande e risposte ed è il sutra su cui
si fonda la scuola Faxian (g. Hosso). Si occupa di temi come la natura dei
dharma, la dottrina della Coscienza come unica realtà e della coscienza
ricettacolo (alaya).

- Lankavatarasutra: Sutra della discesa a Lanka; c. Lenqiejing; g.
Nyuryogakyo.
Un sutra ritenuto molto importante sia nelle scuole tibetane che in quelle
cinesi (in particolar modo nel Ch'an). Non si sa quando sia stato redatto ma
la sua traduzione in cinese è anteriore al V sec.
E' importante per due motivi:
* Dottrinale perché cerca di collegare due scuole di pensiero quella
Cittamatrin (Sola Mente) e quella del Tathagatagarbha.
* Storico perché denuncia la differenza dottrinale tra le scuole Ch'an (g.
Zen) del
nord fondate da Sen-hsiu (che veneravano questo Sutra come il Sutra
introdotto secondo la tradizione da Bodhidharma) e quelle del sud fondate da
Hui-neng (che invece veneravano il Sutra del Diamante). Da notare che
Hui-neng, taglialegne analfabeta si illuminò ascoltando un monaco al mercato
mentre recitava il Sutra del Diamante; mentre Sengcan il terzo Patriarca
Ch'an sollecito il quarto Patriarca Daoxin a diffondere il Lankavatara
Sutra.
Oggi le uniche scuole zen esistenti: Rinzai, Soto e Obaku derivano dal Ch'an
meridionale.
Comunque è composto da 108 domande che il bodhisattva Mahamati fa al Buddha
su richieste del Re Lanka. In queste 108 domande viene trattato pressocché
tutto: le tre nature, la vacuità, la meditazione, la mente sola e
l'alayavijnana, il nirvana, le fasi progressive verso l'illuminazione, etc.
Il testo del Lankavatara tra l'altro recita (Cap.6, LXXXII della traduzione
di Suzuki): "The Tathagata-garbha holds within it the cause for both good
and evil, and by it all the forms of existence are produced. Like an actor
it takes on a variety of forms, and [itself] is devoid of an ego-soul and
what belongs to it. As this is not understood, there is the functioning
together of the triple combination from which effects take place. ..."....
E' il Tathagata-garbha che contiene..

9. Testi dal n.848 al n.1420: Sezione dei Tantra (c. Jing; g.Kyo; da notare
che la lingua cinese e giapponese li nomina comunque come 'sutra').
Si tratta dei testi fondamentali del buddhismo vajrayana e per essere
qualificati come 'tantra' devono esporre i '10 argomenti tantrici' che qui
non espongo ma che rimando ad un precisa serie di post su questo Veicolo.

Tra gli altri comprende:
- il Mahavairocanabhisambodhivikurvitadhistha-navaipulyasutrendraraja-nama-dharmaparyaya
nasutra (più semplicemente Mahavairocanasutra; c. Drijing; g. Dainichikyo o
Ichigyo).
Sutra particolarmente importante nelle scuole giapponesi Shingon (c. Zhenyan
o Mizong) e Tendai (c. Tiantai). Consta di 36 capitoli (7 rotoli). Contiene
la visione e la pratica dei tantra, la costituzione del Garbhadhatu mandala,
le iniziazioni e i relativi rituali tra cui il rituale dell'offerta del
fuoco (s. Homa; c. ??? saru pensaci tu; g. Goma). Questo rituale il cui
scopo è la purificazione e il suscitare una delle quattro attività
illuminate del mandala: pacificazione, moltiplicazione, controllo e
soggiogamento. La forma e l'orientamento del focolare, il colore e quindi
il tipo degli ingredienti da 'offrire' e dei vestiti dell'officiante variano
a seconda dell'attività da suscitare. Nell'avvio viene acceso un fuoco
pronunciando il mantra 'Ram' sillaba seme di Agni (g. Katen) dio del fuoco
che quindi si manifesta. Servendosi di lunghi cucchiai a forma di vajra
l'officiante porta alla 'bocca' del dio che risiede nel cuore di Agni i vari
ingredienti offerti. Una delle divinità spesso invocate è Acala (g.
Fudo-Myoo). Dopo aver versato le diverse sostanza con appropriati mantra,
il mandala e la deità di riferimento si dissolvono e Agni è invitato ad
allontanarsi. Questo sutra era stato raccolto a Nalanda ma il monaco cinese
Wuxing deputato insieme ad altri testi al suo trasferimento in Cina lì morì
nel 685 e.v.. Fu tuttavia recuperato a trasportato a Chang'an. Nel 724 fu
tradotto da Subhakarasimha in cinese.

-continua sugli altri testi tantrici-






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