Il Buddha ridente e panciuto.



Oggi ho ascoltato una bellissima lezione di Massimiliano Polichetti sul
tantrismo tibetano.

Inizialmente Polichetti ha ricordato che molte persone ritengono che il
Buddha sia stato piuttosto panciuto. Questo perché alcune immagini lo
raffigurerebbero così.

In realtà il Buddha ridente e panciuto raffigura Pu-tai (g. Hotei, tr.
it. 'Sacco di canapa'), un maestro buddhista cinese di scuola Ch'an
vissuto nel X secolo d.C. il cui vero nome era Ch'i-tz'u e che dimorò
itinerante nell'attuale provincia di Chekiang.

Era un monaco molto popolare in quanto era in grado di prevedere il tempo,
facoltà davvero importante per una civiltà contadina.
Se dormiva su ponti o su strade c'era da aspettarsi bel tempo.
Se indossava sandali e cercava rifugio era sicura la pioggia.
Alla domanda quanti anni avesse rispondeva "Tanti quanti lo spazio".

Quando si trovò in un mercato e qualcuno gli chiese cosa facesse là,
rispondeva : "Cerco uomini!".
Eventi meravigliosi circondavano la sua persona.
Quando nevicava poteva dormire all'aperto senza venire coperto dalla neve.
Personaggio estremamente curioso, su di lui si raccontano diverse
storie, eccone una:

'Pu-tai non aveva alcun desiderio di definirsi maestro di Ch'an né di
radunare molti discepoli intorno a sé. Invece girava per le strade con
un grosso sacco di canapa pieno di canditi, frutta e frittelle dolci da
dare in regalo. E li distribuiva ai bambini che si raccoglievano intorno
a lui per giocare. Aveva istituito un giardino d'infanzia della strada.

Ogni volta che incontrava un devoto del buddhismo Ch'an, gli tendeva la
mano dicendo: "Dammi un centesimo, uno solo". E se qualcuno lo pregava
di tornare in un tempio e di insegnare, lui ripeteva: "Dammi un centesimo".

Una volta, mentre era intento al suo lavoro-gioco, passò un altro
maestro di Ch'an e gli domandò: "Qual è il significato del Ch'an?".
Per tutta risposta, Pu-tai posò immediatamente il sacco a terra.
"Allora," domandò l'altro "qual è l'attuazione del Ch'an".
Subito Pu-tai si rimise il sacco in spalla e continuò per la sua strada.'

Molti cinesi identificano oggi questa immagine anche con il Buddha che
ancora deve venire, il Buddha del futuro: Maitreya (cin. Mofu).

Questo lo si deve alla poesia che Pu-tai lasciò prima di morire:

"Maitreya, vero Maitreya,
rinato infinite volte,
apparso di volta in volta tra gli uomini,
ma gli uomini del tempo non lo conoscono".

Dopo la sua morte sarebbe apparso in altre regioni della Cina.
Il fatto che sia Pu-tai venga raffigurato 'grasso' non vuol dire che in
realtà esso lo sia stato.
Nella cultura raffigurativa cinese i 'saggi' vengono sempre rappresentati in
questo modo.






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