"Superare la genesi condizionata e` il risveglio", post di Alessandro Selli.


Il nidâna-sa.myutta.m, "i sutta delle condizioni", facente parte del sa.myutta nikâya, ha come argomento cardine la dottrina della genesi condizionata (paticcasamuppada). In questi sutta sono rivolte al Buddha delle domande le risposte alle quali ritengo siano preziose per tentare di fare un po' di luce sull'annoso problema su cui molti si soffermano circa l'insegnamento del non sé e correlati. Ossia: se non c'è alcun sé, chi rinasce? Cos'è la rinascita? Qual'è la natura e l'origine del mondo? Cos'è un essere risvegliato? Le risposte fornite sono di un tipo ben diverso da quelle classiche, che mirano a fornire una descrizione di un ente o di uno stato o condizione di cui ciascuno sia facilmente cosciente o di cui possa farsi prontamente idea ricorrendo alle immagini e ai concetti del proprio vissuto quotidiano. Ho trovato fin'ora tre sutta rilevanti a proposito, più altri che forniscono altre chiarificazioni e dettagli utili, dei quali riporterò un riassunto di ciascuno. Provengono tutti dal Sa.myutta nikâya, seconda parte - nidâna-vagga, libro I, edito dalla Astrolabio Ubaldini, traduzione di Vincenzo Talamo, Roma 1998.

Sutta 12: Phagguna (pagg.216-217)

3. Quando il Sublime ebbe così parlato il venerabile Moliya-Phagguna gli chiese: "Signore, chi si nutre dell'alimento-coscienza?" "La domanda non è appropriata; - rispose il Sublime - io non dico: 'si nutre'; se io dicessi 'si nutre' allora la domanda 'chi si nutre, signore?' sarebbe appropriata; ma io non dico così. Se a me che così non dico si chiedesse: 'Signore, di che cosa è alimento la coscienza?' la domanda sarebbe appropriata e appropriata sarebbe la risposta: 'L'alimento-coscienza è base di futura rinascita a nuova esistenza; venendo in esistenza questo nuovo essere sorge la sestupla sede [le sedi dei sei sensi, NdR] e, in dipendenza della sestupla sede, sorge il contatto'".[1]

Il venerabile Phagguna pone quindi una serie di domande simili: "E chi sperimenta il contatto, signore?", "E chi [sente, ha sete, prova attaccamento] signore?" eccetera per nove elementi della genesi condizionata, cui similmente risponde il Tathâgata come per la domanda riportata sopra, concludendo con l'elencare all'inverso la catena della dissoluzione dei classici dodici elementi della genesi condizionata che conduce alla cessazione di dukka (che in altri sutta sono invece elencati in numero di undici).

Nota del testo:
1) Le incisive risposte del Sublime in questo sutta mettono bene a fuoco il concetto del non-Io (anattâ): la genesi condizionata si svolge senza che vi sia un soggetto che senta, provi attaccamento ecc.

Sutta 35-36: In dipendenza dell'ignoranza (pagg. 228-229)

3. "Ma che cosa sono, o signore, invecchiamento e morte? E inoltre, chi è soggetto a invecchiamento e morte?". "La domanda non è appropriata; - rispose il Sublime - bhikkhu, sia che uno chieda: 'Che cosa sono invecchiamento e morte e inoltre chi è soggetto a invecchiamento e morte?', sia che uno dica: 'Una cosa sono invecchiamento e morte e un'altra è la persona soggetta a invecchiamento e morte', entrambe queste singole espressioni sono inadeguate. 'Spirito e corpo sono la stessa cosa': esistendo, o bhikkhu, questa opinione la condizione di purezza non sussiste; 'Una cosa è lo spirito e un'altra cosa è il corpo': esistendo, o bhikkhu, questa opinione la condizione di purezza non sussiste. Evitando, o bhikkhu, ambedue questi estremi il Tathâgata espone la dottrina di mezzo: in dipendenza della nascita sorgono invecchiamento e morte".

Il bhikkhu che in questo sutta sta interrogando il Buddha pone quindi una serie di domande simili: "Ma cos'è, o signore, [la nascita, l'esistenza, l'attaccamento]? E inoltre, chi è soggetto al[la nascita, l'esistenza, l'attaccamento]?" eccetera similmente come per il sutta di Phagguna. Il sutta si conclude con queste dichiarazioni del Tathâgata:

14. [...] "Pertanto, o bhikkhu, con la totale rimozione e dissoluzione dell'ignoranza qualunque opinione si rivela come distorsione, artificio, garbuglio. 15-25. "'Che cosa sono invecchiamento e morte e inoltre chi è soggetto a invecchiamento e morte?' [...] 'Che cosa sono i sa'nkhâra [le predisposizioni, NdR] e inoltre a chi appartengono i sa'nkhâra?'; 'Spirito e corpo sono la stessa cosa'; 'Una cosa è lo spirito e un'altra cosa è il corpo'; tutte le opinioni vanno rimosse, distrutte come palma divelta alla radice, completamente annientate senza la possibilità di rigermogliare in futuro".

In sintesi, il Buddha boccia tutte le classiche e ricorrenti risposte che si davano alle domande esistenziali gli asceti e i pensatori del suo tempo (e non solo) come pure e semplici opinioni, opinioni che possono coltivare quanti non hanno conoscenza ed esperienza diretta della genesi condizionata di ogni fenomeno conoscibile al mondo e dell'annullamento di tutti gli elementi di questa catena procedendo a ritroso a partire dalla rimozione dell'ignoranza esistenziale. Ma consistendo la catena della genesi condizionata la natura propria del mondo conoscibile e sperimentabile dagli esseri senzienti ordinari, deduco che la sua dissoluzione coincida anche con la dissoluzione del mondo ordinario, di tutto ciò che si sperimenta e che si conosce al mondo. Ma chi infatti si libera di questa ignoranza esistenziale, ossia diventa un arahant, un essere svegliato, è detto un essere completamente, definitivamente e totalmente estinto, libero da ogni vincolo e identificazione, andato al di là della natura corporea e concettuale degli esseri.

Passo al terzo sutta.

Sutta 46: Un brâhmana (pag. 234)

2. [...] Sedendo da parte, quel brâhmana chiese al Sublime: 3. "È vero, o Gotama, che chi fa lui stesso sperimenta?". "'Chi fa lui stesso sperimenta', questo, o brâhmana, è un estremo". 4. "Allora, o Gotama, uno fa e un altro sperimenta?". "'Uno fa e un altro sperimenta', questo, o brâhmana, è un altro estremo. Evitando, o brâhmana, ambedue questi estremi il Tathâgata espone la dottrina di mezzo:"

e prosegue con l'esposizione della dottrina della genesi condizionata. Costruttivamente identici a questo sutta sono i due successivi:

Sutta 47: Jânussoni

2. Sedendo da parte, il brâhmana Jânussoni chiese al Sublime: 3. "È vero, o Gotama, che tutto è?" "'Tutto è', questo, o brâhmana, è un estremo". 4. "Allora, o Gotama, nulla è?" "'Nulla è', questo, o brâhmana, è un altro estremo. Evitando, o brâhmana, ambedue questi estremi il Tathâgata espone la dottrina di mezzo:"

e il 48: Il sofista, che include le stesse domande del 47 con "questo, o brâhmana, è un primo/secondo sofisma" in luogo di "questo, o brâhmana, è un [altro] estremo" e, in più, le domande: "È vero, o Gotama, che tutto è uno?" e: "Allora, o Gotama, tutto è molteplice?"

La centralità della genesi condizionata ai fini del risveglio, della liberazione, trovo non possa essere sovrastimata e ardisco ritenere che l'intera ascesi e pratica buddhista tenda alla sua comprensione, esperienza e superamento, ottenuto il quale è tutto fatto, compiuto, abbandonato e adempiuto. Il sutta 28: Bhikkhu (pag. 226), dopo l'esposizione della genesi condizionata, si conclude con le parole:

"[...] pertanto, o bhikkhu, il bhikkhu così intende la dipendenza [...] Quello si chiama, o bhikkhu, un bhikkhu dotato di retta visione [...] è giunto dinanzi alla porta dell'Immortale".

E quelli successivi, il 29 e il 30, dichiarano:

"O bhikkhu, tutti quegli asceti o brâhmana i quali non comprendono invecchiamento e morte [... seguono tutti gli elementi della genesi condizionata nel senso in cui ci si imprigiona e nel senso opposto in cui ci si libera] che essi possano invero superare invecchiamento e morte [...] la nascita [...] i sa'nkhâra, questo caso non si verifica."

Mentre si verifica il contrario, che la comprensione della genesi condizionata libera da invecchiamento e morte. Altri sutta di questa sezione del sa.myutta nikâya chiariscono come la comprensione della genesi condizionata porti all'abbandono sia del realismo che del nichilismo (sutta 15: Kaccâyanagotta), del dualismo agente-oggetto ("il dolore è prodotto da [se stessi, altri, sé stessi e da altri, né da sé stessi né da altri]", "il dolore non esiste", sutta 17-II: L'acela) e dichiara esplicitamente che la natura del mondo non dipende dalla presenza o dall'assenza dei Tathâgata, ma che la genesi condizionata è "un saldo principio fondamentale della natura" che i risvegliati hanno conosciuto e che mostrano agli altri (sutta 20: La dipendenza). In ultimo, la comprensione della genesi dipendente libera da ogni attaccamento e inclinazione verso il passato, verso il futuro e anche verso il presente(!) (ancora il sutta 20). Insomma, una liberazione totale da ogni cosa si possa intendere sia il mondo, in ogni sua manifestazione: concreta, mentale e temporale.

Purtroppo il traduttore omette di tradurre i sutta 49 e 50, che però si direbbero dare l'istruzione finale sul cosa ci sia da fare a questo punto per conseguire la totale liberazione ultima, limitandosi a darne solamente questa glossa:

[Il nobile discepolo non si pone domande d'ordine speculativo poiché possiede una conoscenza diretta della genesi condizionata.]

Insomma, gente: bisogna darsi da fare con la pratica per comprendere, sperimentare, fare propria la genesi condizionata e poterla quindi superare cominciando dal distruggere l'ignoranza. Chi lo fa, è un risvegliato, un illuminato completo.





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