Di seguito un testo di Riccardo Chushin
Venturini sulla pratica di
'revisione' della
vita.
Componente essenziale di una pratica di consapevolezza
è la costante
attenzione rivolta al confronto tra ciò che si è fatto, si sta
facendo o si
ha intenzione di fare e il programma di vita. Anzi è proprio
questo continuo
bilancio che trasforma un disordinato e precario "vivere alla
giornata" in
un progetto di vita. Nei diversi contesti delle discipline
spirituali, il
bilancio di vita ha assunto nomi differenti, ma mostra anche
molti elementi
comuni. Le revisioni e i bilanci possono in certo modo
identificarsi con la
pratica della consapevolezza, per cui diviene difficile
o arbitrario
separarli da essa; diciamo quindi che la revisione è ben
individuabile
quando assume un aspetto formale, pur non avendo una diversa e
specifica
qualità. Essa pertanto si strutturerà secondo gli stessi criteri
esposti
nella presentazione della pratica integrata (paramita, condizioni
dell'esperienza,
etc.).
A proposito del retto uso della parola, il
Buddha indicava al praticante il
modo di essere riflessivo prima di parlare.
Giocando sul termine
"riflessione", in questo discorso di esortazione a
Rahula, Egli generalizza
l'atteggiamento da tenere nei confronti dei vari
tipi di operazioni
(riguardanti, al solito, corpo, parola e
mente):
- Cosa pensi di questo, Rahula? Qual è lo scopo di uno specchio?
- Il suo scopo è la riflessione, reverendo Signore.
- Parimenti, Rahula, un'operazione
dev'essere compiuta col corpo solo dopo
ripetuta riflessione; dev'essere
compiuta col linguaggio solo dopo ripetuta
riflessione; dev'essere compiuta
colla mente solo dopo ripetuta riflessione.
Se tu, Rahula, sei desideroso di compiere
un'operazione col corpo, dovresti
riflettere su quella operazione del tuo
corpo in tal modo: "Quella
operazione che io desidero fare col corpo è
un'operazione del mio corpo che
potrebbe condurre a un danno mio o di altri o
di entrambi; tale operazione
del corpo non è virtuosa, il suo frutto è
angustia, il suo risultato è
angustia". Se tu, Rahula, così riflettendo,
dovessi trovare, "Quella
operazione che io desidero fare col corpo è
un'operazione del mio corpo che
potrebbe condurre a un danno mio o di altri o
di entrambi; tale operazione
del corpo non è virtuosa, il suo frutto è
angustia, il suo risultato è
angustia" - una operazione del corpo siffatta,
Rahula, tu dovresti
certamente non farla.
Ma se tu, Rahula, così riflettendo, dovessi
trovare, "Quella operazione che
io desidero fare col corpo è un'operazione
del mio corpo che potrebbe
condurre né a un danno mio né di altri né di
entrambi; tale operazione del
corpo è virtuosa, il suo frutto è gioia, il suo
risultato è gioia" - una
operazione del corpo siffatta, Rahula, tu puoi
compierla.
Quando tu, Rahula, stai compiendo questa
operazione col corpo, tu dovresti
riflettere su questa stessa operazione del
corpo in tal modo: "Questa
operazione che io sto facendo col corpo è
un'operazione del mio corpo che
sta conducendo a un danno mio o di altri o di
entrambi? È questa operazione
del corpo non virtuosa, il suo frutto è
angustia, il suo risultato è
angustia?". Se tu, Rahula, così riflettendo,
dovessi trovare, "Questa
operazione che io sto facendo col corpo è
un'operazione del mio corpo che
sta conducendo a un danno mio o di altri o di
entrambi; questa operazione
del corpo non è virtuosa, il suo frutto è
angustia, il suo risultato è
angustia" - tu, Rahula, dovresti evitare una
operazione del corpo siffatta.
Ma se tu, Rahula, così riflettendo, dovessi
trovare, "Questa operazione che
io sto facendo fare col corpo è un'operazione
del mio corpo che non sta
conducendo né a un danno mio né di altri né di
entrambi; questa operazione
del corpo è virtuosa, il suo frutto è gioia, il
suo risultato è gioia" - una
operazione del corpo siffatta, Rahula, tu
potresti ripeterla.
E quando tu, Rahula, hai compiuto
un'operazione col corpo, tu dovresti
riflettere su quella stessa operazione
del corpo in tal modo: "Quella
operazione che io ho fatto col corpo è
un'operazione del mio corpo che ha
condotto a un danno mio o di altri o
di entrambi? Tale operazione del corpo
è non virtuosa, il suo frutto è
angustia, il suo risultato è angustia?". Se
tu, Rahula, così riflettendo,
dovessi trovare, "Tale operazione che io ho
compiuto col corpo era
un'operazione del mio corpo che ha condotto a danno
mio o di altri o di
entrambi; questa operazione del corpo non è virtuosa, il
suo frutto è
angustia, il suo risultato è angustia" - una operazione del
corpo siffatta,
Rahula, dovrebbe essere confessata, palesata, dichiarata al
Maestro o a
intelligenti messaggeri di Brahma in modo tale che confessata,
palesata e
dichiarata possa produrre un freno [indurre un'astensione]
nel
futuro.
Ma se tu, Rahula, così riflettendo, dovessi
trovare, "Quella operazione che
io ho fatto col corpo è un'operazione del mio
corpo che non ha condotto né a
un danno mio né di altri né di entrambi; era
una operazione del corpo
virtuosa, il suo frutto gioia, il suo risultato
gioia" - per questo motivo,
tu Rahula, puoi dimorare nell'entusiasmo e nel
rapimento estatico,
addestrandoti giorno e notte negli stati
virtuosi.
Se tu, Rahula, sei desideroso di compiere
un'operazione col linguaggio [.],
addestrandoti giorno e notte negli stati
virtuosi.
Se tu, Rahula, sei desideroso di compiere
un'operazione colla mente [.],
addestrandoti giorno e notte negli stati
virtuosi (M.N., II, pp. 88-90).
In altri sutra (M.N., n° 122 e n° 151), la
griglia del confronto è
costituita dai 6 aspetti e 6 condizioni
dell'esperienza (camminare, stare in
piedi, giacere, sedere, parlare,
pensare), per i quali il monaco/praticante
è invitato a riflettere se ha
albergato in sé (ad es., camminando o
ascoltando), attaccamenti, avversioni,
forme di ignoranza, reazioni non
equanimi verso ciò che ha
percepito.
Lungo la strada per entrare al villaggio, ho
avuto nella mia mente desideri
o attaccamenti o avversioni o confusione o
reazione sensoriale relativamente
a forme materiali conoscibili mediante la
vista?
. suoni conoscibili mediante l'udito?
. odori conoscibili mediante l'olfatto?
. sapori conoscibili mediante il gusto?
. contatti conoscibili mediante il corpo [tatto]?
. stati mentali conoscibili attraverso la mente?
In caso positivo, il monaco/praticante dovrebbe
fare uno sforzo per sbarazzarsi di questi
stessi stati cattivi e non
virtuosi;
in caso negativo,
con rapimento estatico e gioia può
abbandonarli, esercitandosi notte e
giorno negli stati virtuosi.
Analogamente, per quanto riguarda altre voci dell'analisi:
i cinque lacci dei piaceri sensoriali sono stati da me sciolti?
i cinque impedimenti sono stati da me sciolti?
comprendo io bene i cinque gruppi di attaccamenti?
sono ben sviluppate in me le quattro basi
della consapevolezza? . i quattro
retti sforzi . le quattro basi del potere
psichico . le cinque facoltà di
controllo . i cinque poteri . i sette fattori
di illuminazione . l'ottuplice
sentiero?
[id. per calma, insight, coscienza e libertà],
dovrebbe sforzarsi di sviluppare quel che non è sviluppato ovvero,
con rapimento estatico e gioia può
abbandonarli, esercitandosi notte e
giorno negli stati virtuosi.
Preziose sono poi le indicazioni su come
addestrarsi per effettuare
l'auto-osservazione
(che consente di fare le
predette verifiche) guardando a sé come in uno
specchio:
Ancorché, o monaci, un monaco non sia
esperto nella conoscenza della altrui
condotta mentale, egli dovrebbe almeno
così riflettere: "Io debbo divenire
esperto nella conoscenza della mia
condotta mentale". Così, o monaci,
dovreste addestrarvi.
E in che senso un monaco è esperto nella
conoscenza della propria condotta
mentale?
È come se un uomo o una donna o un giovane,
desiderosi di ornamenti,
guardassero le loro facce riflesse in uno specchio
pulito e brillante o in
una coppa di acqua limpida. Scorgendo qualche
particella di polvere o di
sporcizia faranno ogni sforzo per rimuoverli, ma
se non vedranno alcuna
polvere o sporcizia saranno contenti e soddisfatti di
ciò e penseranno:
"Bene! Sono pulito!".
Analogamente, o monaci, è di grande
importanza per un monaco che egli
esamini sé stesso relativamente alle
qualità positive in lui: "Sono io
sovente cupido o no? Sono spesso di cattiva
volontà nel mio cuore o no? Sono
spesso immerso nell'accidia e nel torpore o
no? Sono eccitato o sovente
libero dall'eccitazione? Sono spesso dubbioso e
ondeggiante o sono al di là
del dubbio? Sono spesso arrabbiato o no? La mia
mente è sovente contaminata
da pensieri cattivi o è libera da contaminazioni?
Il mio corpo è spesso
irrequieto o è libero dall'irrequietezza? Sono spesso
pigro o energico? Sono
spesso distratto o concentrato?"
Quando un monaco in un siffatto auto-esame
trova che egli è spesso cupido,
malevolente, accidioso, eccitato, dubbioso e
ondivago, arrabbiato,
mentalmente contaminato, irrequieto, pigro e distratto,
allora quel monaco
dovrebbe applicare il suo massimo zelo ed energia, sforzo
e applicazione,
come pure una incessante consapevolezza e attenzione per
abbandonare tutte
queste cattive e malefiche qualità.
Proprio come un uomo le cui vesti o il
turbante siano in fiamme applicherà
il suo massimo zelo ed energia, sforzo e
applicazione, come pure una
incessante consapevolezza e attenzione così da
spegnere il fuoco, parimenti
il monaco, per abbandonare tutte queste cattive
e malefiche qualità,
dovrebbe applicare il suo massimo zelo ed energia,
sforzo e applicazione,
come pure una incessante consapevolezza e attenzione.
Ma se quel monaco,
esaminandosi, trova che egli è più spesso senza cupidigia
e cattiva volontà;
più spesso libero da accidia e torpore, da eccitazione e
dubbio; più spesso
libero da rabbia e trova che la sua mente è non
contaminata e che il suo
corpo è libero da irrequietezza, che egli è più
spesso energico e ben
concentrato, allora ancorando fermamente sé stesso a
queste benefiche
qualità, egli dovrebbe andar oltre e fare uno sforzo per
eliminare i veleni
[(in pali asava) dei desideri sensoriali, del desiderio
dell'immortalità,
degli erronei punti di vista e dell'ignoranza] (A.N., V, p.
66 s.; The
Wheel, nn. 238-40, 1976, p. 47 s.).
E poiché la revisione richiede un lavoro su
una immagine (nell'accezione più
ampia del termine) la tecnica si precisa nel
senso di "mettersi
all'esterno",
guardando a sé come si guarderebbe a un
altro, proprio mettendosi in
posizione adatta (più in alto) per meglio
osservarlo (modello del
testimone):
L'immagine per la revisione [in pali:
paccavekkhana nimitta] è correttamente
afferrata dal monaco, correttamente
tenuta dall'attenzione, correttamente
meditata, correttamente penetrata dalla
comprensione [profonda]. Monaci,
nello stesso modo in cui uno potrebbe
esaminare un altro, stando in piedi
esaminare un altro seduto, o sedendo
esaminare un altro che giace, proprio
così l'immagine per la revisione viene
correttamente afferrata dal monaco,
correttamente tenuta dall'attenzione,
correttamente meditata, correttamente
penetrata dalla comprensione [profonda]
(A.N., V, p. 19).
La revisione o conoscenza retrospettiva
[pali: paccavekkhana-ñana] può
applicarsi ovviamente anche alle esperienze
ottenute nello stato meditativo,
come indicato dal Visuddhimagga (p. 790 s.).
Va poi ricordata, come forma di
esame di coscienza collettivo, la recitazione
del Patimokka [Codice di
disciplina] effettuata nei giorni del plenilunio e
del novilunio (cioè due
volte al mese) davanti all'assemblea della comunità
monastica. Nel buddhismo
giapponese contemporaneo (ad es. nel movimento della
Rissho Kosei-kai) la
pratica detta della hoza (circolo della Legge o star
seduti insieme per
discutere della Legge) vuole riattualizzare quella della
primitiva comunità
dei discepoli di Sakyamuni, che si riunivano due volte al
mese per praticare
l'autoanalisi e il pentimento. La hoza è il "luogo" in cui
i devoti si
confrontano e si sostengono reciprocamente per cercare di capire
l'origine
delle sofferenze alla luce del Dharma e cercare la liberazione
nella via del
bodhisattva. Lo scopo non è quello di confessare gli errori né
di fare
"diagnosi" su qualcuno, ma di aiutare ciascuno, facendo insieme
esperienza
dell'interdipendenza universale.
Ricordiamo infine che, nel cristianesimo,
specificamente finalizzata al
bilancio che deve essere fatto per giudicare la
rispondenza della condotta
al programma di perfezionamento spirituale è la
pratica dell'esame di
coscienza, la quale richiede l'abilità del
discernimento, il cosiddetto
discernimento degli spiriti (diàkris pneumàton)
o dei pensieri, così
denominato in quanto i pensieri buoni sono eguagliati
agli spiriti buoni,
gli angeli, e i pensieri cattivi agli spiriti cattivi, i
demoni. M.
Foucault, nel suo studio della cura di sé, ha cercato di esaminare
quale
fosse il significato dell'esame di coscienza nel mondo classico, anche
al
fine di indagare sull'assorbimento di tecniche spirituali di quel
mondo
nella tecnologia del sé sviluppata dal cristianesimo. Nella psicologia
e
psicoterapia attuali, sono presenti l'auto-analisi, il Self-watching,
il
time management, che, in forme diverse e laicizzate, ci riportano
alle
stesse esigenze che sono alla base delle discipline delle
psicologie
spirituali tradizionali (v. R. Venturini, Coscienza e cambiamento,
Assisi,
Cittadella Editrice, 1998, §
5.10).